Il sopralluogo di Gabrielli nelle zone terremotate

Il Comune in una tenda a Spina per protestare contro il “silenzio” del governo sulla ricostruzione. La tensostruttura che ospiterà il sindaco e alcune attività amministrative del Comune sarà montata nella frazione di Spina la mattina di sabato 17 settembre. Contestualmente, alle ore 10.30, si svolgerà una conferenza stampa di presentazione della protesta.

No del Senato Con la recente bocciatura, da parte della Commissione Bilancio della Camera, dell’emendamento alla manovra economica sullo stanziamento di 60 milioni di euro per la ricostruzione pesante nelle zone terremotate di Marsciano, per i marscianesi non resta che la via di una protesta forte, coordinata ed eclatante per riportare la giusta attenzione su un problema verso il quale gli amministratori dello Stato si sono dimostrati incapaci di dare risposte concrete adeguate.

Protesta ad oltranza La struttura sarà presidiata, a partire dalla mattina di sabato 17, innanzitutto dai rappresentanti dell’Amministrazione marscianese con in testa il sindaco Alfio Todini e gli assessori. Il presidio resterà attivo fino a quando non sarà raggiunto l’obiettivo della convocazione, da parte del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, dell’incontro con Comune, Regione Umbria, Dipartimento di protezione Civile e ministero del Tesoro per programmare lo stanziamento dei fondi da parte del governo. Incontro, tra l’altro, più volte sollecitato negli ultimi mesi e altrettante volte promesso dallo stesso sottosegretario.

Todini: non ci rassegniamo «La nostra – afferma Todini – è una comunità che anche nella difficoltà causata dal sisma ha saputo rimboccarsi le maniche all’insegna della dignità e dell’operosità, come del resto riconosciuto dallo stesso capo del Dipartimento della protezione civile, Gabrielli, in occasione della sua visita alle zone terremotate lo scorso 29 dicembre 2010.  Dopo le tante parole spese fin qui e le continue rassicurazioni  giunte a più riprese da tanti rappresentanti politici nazionali e membri del governo è giunto il momento di risposte concrete che diano le necessarie certezze ai cittadini che continuano a confrontarsi con una ferita ancora aperta. Ad oggi – rimarca Todini – per la ricostruzione pesante, registriamo l’impegno della Regione Umbria a stanziare 15 milioni di euro, mentre da Roma tutto tace. La ricostruzione è un diritto che si onora con lo stanziamento dei fondi necessari e non con le parole. Sono passati 21 mesi, 639 giorni, dall’evento sismico che ha colpito il nostro territorio e oltre 600 persone sono ancora costrette a vivere lontano dalle proprie abitazioni. Chiediamo al governo di fare il suo dovere tutelando i diritti di queste persone e di tutta una comunità. Attuando questa importante e composta forma di protesta – conclude il sindaco – vogliamo mostrare che il senso di responsabilità dimostrato in questa vicenda dalla comunità di Marsciano non può certo essere scambiato per rassegnazione allo status quo».

I FATTI CHE HANNO PORTATO ALLA PROTESTA DI OGGI

La visita del capo della protezione civile

Il 15 dicembre 2009 un sisma di magnitudo 4,2 ha interessato l’area nord del territorio del comune di Marsicano e di alcuni comuni limitrofi. Non ci furono morti né feriti gravi. La scossa, pur di magnitudo non elevata, determinò tuttavia danni consistenti ai borghi di Spina, San Biagio della Valle, Mercatello e S. Apollinare e danni più lievi in altri centri abitati della zona. Circa 600 persone furono costrette a lasciare la propria abitazione e tutt’ora, a quasi due anni dal sisma, non sono nelle condizioni di rientrarvi. Molte le attività commerciali e le aziende che hanno subito danni consistenti e, in alcuni casi, costrette a chiudere. Nei mesi successivi, e a seguito di incontri tra Istituzioni locali, Dipartimento della Protezione Civile e Governo, furono stanziati 15 milioni di euro per la prima emergenza e successivamente, con la manovra finanziaria dell’estate 2010, altri 6 milioni (3 nel 2011 e 3 nel 2012). Con le risorse finora stanziate si è provveduto a gestire la prima emergenza, a garantire i contributi di autonoma sistemazione per le famiglie sfollate, a programmare e dare avvio alla ricostruzione leggera, i cui primi cantieri sono partiti questa estate.

Quello che resta fuori, per un ammontare complessivo di circa 90 milioni di Euro, e certificato, in una ultima verifica, dallo stesso Dipartimento della Protezione Civile, è tutta la ricostruzione pesante, ovvero gli interventi più impegnativi sulle strutture più gravemente danneggiate ed i Pir (Piani Integrati di Recupero) di Spina e Sant’Apollinare, due borghi medievali la cui parte storica, e di particolare pregio architettonico e artistico, è stata resa completamente inagibile dal sisma.

Nel corso dei mesi l’Amministrazione comunale, i cittadini e le forze politiche, economiche e sociali del territorio si sono attivate insieme alla Regione Umbria per sollecitare lo stanziamento dei fondi necessari alla ricostruzione pesante da parte del Governo. Ai vari appelli si sono uniti anche molti parlamentari umbri con interventi in parlamento e presso il Governo. La Regione Umbria  si è resa disponibile, a fronte di un impegno formale del Governo, ad accendere mutui per anticipare le risorse necessarie. La stessa Regione Umbria si è impegnata a compartecipare  alle spese con uno stanziamento di 15 milioni di Euro, come richiesto dal Decreto “Milleproroghe” n.225 del 29 Dicembre 2010 con il quale si mette a carico delle Regioni una quota di compartecipazione, peraltro non precisata, volta ad affrontare le situazioni ed i danni determinatesi a seguito di calamità naturali.

A fronte di tutto questo dal Governo sono venute solo parole e rassicurazioni, quelle sì, tante, su un interessamento al problema. Da ultimo si registra la bocciatura, da parte della Commissione Bilancio della Camera, dell’emendamento all’attuale Manovra finanziaria  che prevedeva lo stanziamento di 60 milioni di Euro necessari a garantire quella parte di ricostruzione pesante che riguarda le abitazioni private e gli edifici adibiti ad attività produttive e commerciali. Sebbene si prenda atto che un emendamento all’attuale Manovra avrebbe determinato non pochi problemi tecnici e politici, risulta del tutto inspiegabile il silenzio circa la richiesta fatta al Governo e condivisa dallo stesso Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, per un incontro urgente nel quale programmare risorse e tempi per la ricostruzione.

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