di F.T.
Un conflitto di competenze che si trascinava da anni. Alla fine il consiglio di Stato ha deciso: i vigili del fuoco non possono essere coordinati dai volontari del soccorso alpino. Ad esultare è il sindacato autonomo dei vigili del fuoco, Conapo, che attraverso i propri legali ha sostenuto l’appello presentato dal dipartimento dei vigili del fuoco e dalla prefettura di Terni.
La storia Nel 2010 la prefettura di Terni, insieme al comando provinciale dei vigili del fuoco e al 118, ha sottoscritto un protocollo per unificare le procedure di intervento in caso di soccorso urgente, non riconoscendo ai volontari del corpo nazionale soccorso alpino il potere di coordinamento dei soccorsi in ambienti montani e impervi, in caso di presenza di altri enti e organizzazioni.
Nel 2011 il protocollo era stato dichiarato nullo dal Tar dell’Umbria che aveva sancito come il coordinamento spettasse al soccorso alpino, a prescindere dalla presenza sul campo di amministrazioni pubbliche come il corpo nazionale dei vigili del fuoco. Alla sentenza si era opposta la stessa prefettura unitamente al dipartimento dei vigili del fuoco.
Sentenza ribaltata A rimettere le cose ‘a posto’ ci ha pensato il consiglio di Stato che lo scorso 10 aprile ha ribaltato la sentenza del Tar, dichiarando quel protocollo ‘legittimo’. Il Conapo aveva cercato a lungo un chiarimento definitivo, come spiega il segretario generale Antonio Brizzi: «Alla luce della decisione – spiega – ci auguriamo di non dover più assistere a diatribe sull’organizzazione dei soccorsi e dei salvataggi, anche se questi problemi scaturiscono in primis dalla mancata presa di responsabilità dei nostri politici. È comunque evidente – afferma Brizzi – che gli effetti del pronunciamento del consiglio di Stato non si limitano alla sola ricerca di persone disperse, ma si estendono ad ogni tipologia di soccorso in ambiente impervio».
Il sindacato Andrea Botondi, rappresentante del Conapo di Terni, limita il ‘conflitto’ alle sole competenze, evitando di allargare la polemica ad altri ambiti: «Tutto ciò – afferma – non intacca la stima che abbiamo nei confronti dei volontari del soccorso alpino, cui riconosciamo indiscussa competenza tecnica nel settore e vero spirito del volontariato. Non possiamo però tollerare che qualcuno al loro interno agisca per sostituirsi allo Stato o che vi siano perdite di tempo e incomprensioni nei momenti di emergenza e soccorso».
La replica In riferimento alle dichiarazioni del Conapo, il presidente del Corpo nazionale soccorso alpino Pier Giorgio Baldracco parla di «interpretazione da stigmatizzare, alimentata unicamente da rivendicazioni identitarie prive di fondamento e foriere di rischi per l’incolumità pubblica e privata». Secondo il Cnsas, «il problema posto sul coordinamento dei soccorsi è stato risolto nella direttiva del presidente del consiglio del 9 novembre del 2012». La risposta del Cnsas richiama i contenuti di due leggi: «Il soccorso in montagna, in grotta, in ambienti ostili e impervi è di norma attribuito al Cnsas e al Bergrettungs – Dienst (BRD) dell’Alpenverein Sudtirol, a cui spetta il coordinamento dei soccorsi in coordinamento dei soccorsi in caso di presenza di altri enti o organizzazioni, con esclusione delle grandi emergenze o calamità».
