di M. To.
Quando li ha visti scendere dalla macchina di servizio, la signora Marisa ha pensato che volessero delle indicazioni stradali. Ma gli uomini della Asl2, invece, portavano brutte notizie.
Le galline e le uova «Si sono subito diretti verso le cinque galline che sono nel cortile di casa – racconta – e mi hanno chiesto se noi della famiglia mangiamo le uova che producono». Lei, ovviamente ha risposto di sì «e loro mi hanno detto che dovevamo smettere, perché le uova sono tossiche».
La discarica La casa dove vive la famiglia della signora Marisa sta a due passi da quella discarica di Villavalle che è oggetto di polemiche serrate, come del resto quella in fase di ampliamento: «E quando ho chiesto loro di spiegarmi perché le uova sarebbero tossiche, mentre per noi, che viviamo qui da sempre, non c’è mai stato nessun avvertimento di pericolo, sono risaliti in macchina e se ne sono andati».
La Asl2 Guglielmo Spernanzoni, della Asl2, conferma che «sono state date delle indicazioni, a chi vive nella zona, in seguito alle quattro risultanze ‘positive’ dei campionamenti fatti e che sono state correttamente inoltrate al ministero della salute». Nei campioni prelevati e risultati positivi (oltre che intorno alla discarica, anche a Borgo Rivo) c’era diossina: «Ma non ci sono certezze – dice Spernanzoni – sulla sua origine».
La denuncia Già nel gennaio scorso Italia Nostra e Wwf avevano lanciato l’allarme: «Durante il 2013 sono state rilevate concentrazioni medie di nichel circa dieci volte superiori a quelle previste dalla legge tedesca che rappresenta il riferimento internazionale». Italia Nostra e Wwf parlavano di «picchi mensili eccedenti anche 23 volte la soglia della normativa benchmark».
I terreni Andrea Liberati (Italia Nostra) e Giuseppe Rinaldi (Wwf) avevano chiesto «un’ordinanza per interdire la coltivazione alimentare in tutti i terreni e gli orti circostanti le acciaierie, cominciando da Prisciano». Stessa cosa per le aree prossime alla discarica di Valle, «la cui bonifica, dopo oltre 15 anni di attesa, non riesce ancora a partire».
L’Arpa L’agenzia per la protezione ambientale aveva replicato che la normativa nazionale deriva dal recepimento di una direttiva europea che, secondo Arpa, «non fornisce valori limite o valori obiettivo per tali sostanze». Così i dati, pur allarmanti, finiscono per rappresentare «solo un riferimento, non una soglia vincolante».
I dati Dalla Asl2, ribadisce Spernanzoni, «tutto il materiale raccolto e le risultanze delle analisi sono stati inviati al ministero, al quale dovremo far avere anche i nuovi dati, raccolti in un periodo successivo, nelle aree risultate positive. Poi sarà lo stesso ministero a decidere quali dovranno essere le procedure da adottare, soprattutto in relazione all’origine, secondo le valutazioni che saranno fatte, di questo inquinamento. Ci vorrà un po’ di tempo, però, per avere il parere».
Il Sin Sia come sia, quello che fin dal 2001 è definito Sito di interesse nazionale (Sin) – 655 ettari de bonificare – continua a regalare brutte sorprese: «Mentre altrove si sta già lavorando per la bonifica e gli aggiornamenti tecnologici agli impianti – dice Liberati – qui da noi si continua a discutere inutilmente e sul nulla, mentre basterebbe ammettere finalmente di essere una ‘area di crisi complessa’ per accedere a finanziamenti che potrebbe permettere anche queste operazioni di messa in sicurezza»
