Terni e le acciaierie

Che qualcosa non torni è chiaro. Magari si tratta solo di difetti di comunicazione, ma magari no. Nel carteggio – che sta diventando un faldone – sulla faccenda delle ‘uova al veleno’, comunque, ci sono elementi da chiarire.

LA STORIA

La Asl2 Intanto c’è il fatto curioso che la Asl2 scriva, rispondendo alle richieste di Italia Nostra e Wwf, «che i prelievi sono iniziati nel 2012 con 30 prelievi di latte con esito negativo». Solo che «secondo fonti statali ormai note – replicano gli ambientalisti – un campione era contaminato da piombo oltre la soglia massima prevista», mentre conferma «le tre positività per ‘diossina e Pcb diossina simili’ e una per ‘Pcb diossina non simili».

I provvedimenti Secondo il ministero della salute «gli adempimenti successivi al riscontro di non conformità sono di competenza delle Autorità/Enti locali», mentre secondo Asl2 in questa fase i suoi obblighi sono solo di «comunicare ai titolari degli allevamenti risultati positivi, le misure da adottare».

La polemica Nella nota, dicono Italia Nostra e Wwf, «si tace completamente del contesto in cui gli allevatori operavano, avendo costoro animali nel sito da bonificare (Sin), ove insistono soprattutto un’acciaieria e le relative pericolosissime discariche o, nel caso delle uova contaminate di Borgo Rivo, nell’area di massima ricaduta degli emissioni dell’inceneritore, impianti entrambi capaci di sprigionare notevoli quantità di diossine e Pcb, come fonti ministeriali attestano ufficialmente».

Le informazioni Secondo loro, invece, «Asl rischia di adombrare una mera inadeguatezza comportamentale degli allevatori, come se questi vivessero in un’Arcadia felice, disturbata soltanto dalle loro pire di plastiche e sterpaglie. Piuttosto stravagante, considerando che gli allevatori sono i primi interessati ad alimentare nel miglior modo possibile la loro stessa famiglia e che i medesimi hanno una sensibilità ambientale infinitamente superiore a quella dell’industria pesante».

I dati Ma gli ambientalisti vanno oltre: «Non si capisce perché certi dati siano rimasti per numerosi mesi come ‘secretati’, visto che Italia Nostra e Wwf avevano già informato la pubblica opinione nel marzo 2014: è questo l’ordinario modo di procedere da parte di Asl, quindi Regione e Comune? Perché non rivelare per oltre sei mesi informazioni tanto gravi? Si può restare in silenzio per lungo tempo su certi argomenti?».

La richiesta Secondo gli ambientalisti «si renderà servizio alla piena verità solo quando Comune e Regione comunicheranno a residenti e allevatori del Sin Terni-Papigno i rischi – non solo potenziali – di quell’area, senza allarmismi, ma con chiarezza», mentre «l’impressione è che non si voglia accettare la realtà in tutta la sua drammaticità, né tantomeno incalzare sui necessari aggiornamenti tecnologici l’inquinatore per antonomasia, cioè l’acciaieria, a voler tacere della vergognosa e ormai ventennale manfrina sull’inceneritore».

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