Carlo Pinto, 'Uomo luce'

di Francesca Mancosu

Lo fermo: «Ciao! Scusa, potrei farti un’intervista? Seria, però». Si ferma, mi guarda: «Certo che deve essere seria. Io sono serio. Perché sono un genio». Il genio in questione altri non è che l’Uomo luce, bizzarro personaggio ormai entrato a pieno titolo fra gli indiscussi capisaldi dell’identità cittadina grazie alle sue estemporanee esibizioni in pieno centro. A suon di canzoni cantate a squarciagola e led multicolori. E che ora, per la prima volta, si racconta a cuore aperto (e a luci spente).

‘Il dottore della tv’ «Istruttore di danza moderna, talento naturale, sexy boy, inventore, ingegnere elettronico, scienziato in scienze sconosciute, ballerino, pittore e scultore» Non si può dire che il suo biglietto da visita sia senza pretese, ma lui, al secolo Carlo Pinto, è sicuramente un uomo dalla vita avventurosa. Nato a Spoleto nel 1948 da genitori pugliesi, a causa della morte del padre, minatore, nel disastro della miniera di Morgnano del 1955, si ritrova ben presto in collegio. Lì, scopre la passione per il disegno, la matematica, e le invenzioni, che lo accompagnerà per gli anni a venire.

Amori e dolori Si diploma in radiotecnica dai gesuiti di Albano Laziale e poi decide di scappare, in Francia, dal fratello del padre. «Ho passato un anno a Belfor, dove riparavo i televisori, girando di casa in casa a bordo di una vecchia Peugot. Mi chiamavano ‘il dottore della tv’. Dopo un anno sono finito nella Svizzera francese, a Neuchatel, a fare la stessa cosa e ad installare antenne». Oltre al lavoro, conosce il suo primo amore, Daniela, futura moglie e madre dei suoi quattro figli. «In realtà – racconta – non volevo affatto sposarmi, ma a quei tempi si usava così. E poi, ero convinto che non avrei comunque mai trovato la donna della mia vita. Però, sono diventato padre, e quell’amore lì, è un’altra cosa». I figli, sì. Sono l’unico vero tasto dolente della sua vita. «Loro non mi capiscono, non vogliono che mi esibisca e mi hanno anche mandato al centro di igiene mentale».

Passione per il canto Nel 1974 torna in Italia, prima a Roma, e poi Taranto, per 10 anni, dove apre un centro di assistenza tv. «Poi, ho fatto il concorso per entrare al ministero dell’ambiente come autista e impiegato, e lì sono rimasto, fino alla pensione». Con il tempo libero, torna la voglia di coltivare gli antichi amori, quello per le invenzioni, ma pure quello per il canto. «Cantavo in chiesa da bambino – racconta – e non ho mai smesso. Poi, alla fine degli anni ottanta, mi sono innamorato di una pianista ucraina e le ho promesso ‘Un giorno, per te, diventerò un cantante vero’. E così, sette anni fa, ho cominciato ad esibirmi. Con le tecnologie di oggi puoi fare concerti ovunque, anche da solo. Sto organizzando un’esibizione a piazza di Spagna, a Roma, ma il mio sogno è incidere un cd nello studio di Mina, a Lugano».

L’Uomo laboratorio Carlo scolpisce il legno, dipinge – «una volta ho esposto le mie opere in una galleria d’arte di Spoleto, e ora sto preparando un’altra mostra» – e disegna i suoi vestiti, poi assemblati dalle sarte. «I tratti distintivi delle mie creazioni sono il velcro, che mi permette di attaccare e staccare sui vestiti delle scritte – e mentre parliamo, fa migrare la parola ‘genio’ dalla giacca alle scarpe – e i led, che assemblo personalmente. Ne sono molto orgoglioso». Poi ci sono le biciclette, dotate di amplificatori o coronate di fiori, che lo vedono scorazzare in giro per la città accompagnato dall’Inno di Mameli o canzoni di Celentano, Sinatra o dei Beatles. «Tutte le mie invenzioni sono in un magazzino a Spoleto, le cambio a seconda delle stagioni».

«Un giorno, sbancherò il casinò» Ma l’Uomo luce, ha un altro talento nel cassetto: «Ho scritto un libro che insegna come vincere alla roulette, con un piccolo trucco. Bastano dieci ragazze, come quelle della canzone di Lucio Battisti. Ho avviato delle selezioni per trovarle e spero di riuscirci al più presto. Voglio diventare ricco, perché io sono una persona da un milione di euro al giorno». Minimo.

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