di Massimo Colonna
Un investimento totale di 850 mila euro, tra apparecchiatura e installazione. Ma il nuovo angiografo di ultima generazione della Philips permette all’ospedale Santa Maria di Terni di compiere un salto di qualità notevole. Ne sono convinti i dirigenti dell’azienda ospedaliera e anche i tecnici, medici e chirurghi, che prevedono non solo un miglioramento della qualità del servizio ma anche un incremento degli utenti da fuori Regione, che già arriva al 20 per cento in questo settore. «E’ il primo strumento del genere in Umbria ed è tra i primi in Italia»
L’installazione A spiegare le funzioni del macchinario e il valore dello strumento il direttore generale dell’azienda ospedaliera Santa Maria Maurizio Dal Maso e il responsabile della struttura di Emodinamica Marcello Dominici. «Con questo nuovo strumento – ha spiegato Dal Maso – che è il migliore al momento sul mercato l’emodinamica a Terni si conferma all’avanguardia per tipologia e qualità delle prestazioni, in particolare per gli approcci innovativi ormai collaudati, come l’approccio radiale sinistro e gli Stent riassorbibili, e per il servizio di reperibilità 24 ore al giorno che viene garantito per eseguire l’angioplastica coronarica primaria come trattamento dell’infarto acuto al miocardio».
I numeri «L’emodinamica di Terni – ha spiegato il professor Dominici – ha iniziato la propria attività nel 2001 e attualmente esegue circa 1600 procedure l’anno, di cui oltre 700 angioplastiche coronariche, rispondendo alle esigenze del territorio ternano ma anche delle regioni confinanti, in particolare dal Lazio, con il 20 per cento di mobilità attiva».
Come funziona Lo strumento è già attivo al sesto piano del Santa Maria. A livello tecnico le procedure saranno molto meno invasive rispetto all’accesso femorale e il paziente potrà contare su minori effetti collaterali e tempi migliori per il recupero. «In particolare a Terni – spiega Dominici – per questo tipo di interventi si utilizza l’arteria radiale sinistra, che ne fa una scuola unica in Italia, che ha prodotto in letteratura molti studi dove si dimostra che questo particolare approccio sia migliore per efficacia, sicurezza e per minore esposizione alle radiazioni ionizzanti, sia per il paziente sia per l’operatore».
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