di Francesca Mancosu
Negli ultimi giorni sono tornati alla ribalta i perenni disagi fra cui si barcamenano i tanti pendolari che ogni giorno fanno la spola fra Terni e Roma per motivi di lavoro o di studio. Massimo Magistrelli, rappresentante del Comitato pendolari Terni fa il punto con Umbria24.
La questione ‘orari’ Negli ultimi anni, esordisce Magistrelli, «ci sono stati diverse modifiche, che sono andate a colpire soprattutto la fascia fra le 18 e le 20». I disagi sono aumentati con la diffusione dell’Alta velocità a scapito dei treni regionali, soppressi in diversi casi: «Abbiamo fatto di tutto per far ripristinare quello che partiva da Roma alle 19.55 – ricorda Magistrelli – ma invano. E così, per chi perde quello delle 18.28, il primo regionale utile (alle 19,55, in effetti, c’è un Intercity: ma il biglietto costa 16 euro, contro i 6,80 dei ‘regionali’; ndr) è quello delle 20.45. Un’assurdità». E la situazione, sul fronte dei ritardi, potrebbe peggiorare dal prossimo giugno «quando l’Alta velocità inizierà a fare fermate anche alla stazione di Roma Tiburtina, costringendo i treni regionali a lunghe soste prima di poter ripartire».
Sicurezza a rischio e monitoraggio assente Ma i problemi non finiscono qui. Oltre ai convogli con materiali vecchi, porte che si aprono in corsa, finestrini bloccati (magari con il riscaldamento acceso d’estate) e alle ‘nuove’ sedute dal design decisamente poco ergonomico, a preoccupare è la mancanza di risposte data dalla giunta umbra alla richiesta di un monitoraggio dello stato dei treni regionali. Finora, ricorda Magistrelli, «ci abbiamo pensato da soli: nel nostro sito c’è una pagina dove ogni iscritto può segnalare i ritardi, i passaggi per la linea lenta anzichè per la direttissima, soste prolungate, ed eventuali disservizi, inviando anche foto. Trenitalia continua a dire che tutto è a posto mentre la Regione ci ha detto di aver costituito l’organo di controllo previsto dal contratto di servizio, con due membri di Trenitalia e due della Regione. Però, non riusciamo a sapere cosa abbia realmente fatto finora e quali siano i risultati di questo monitoraggio; abbiamo ottenuto solo i dati dell’ultimo trimestre del 2012, sotto forma di percentuale, quindi non possiamo nemmeno confrontarli con i nostri. Ora poi, nonostante sul sito della Regione ci sia già un indirizzo email per fare segnalazioni, pare che la verifica del trasporto pubblico sia stata affidata, a pagamento, ad alcune associazioni di consumatori. Che stanno chiedendo i dati a noi. Un’altra assurdità».
Una risposta dalla Regione Ben venga l’impegno del consiglio comunale ma ad essere decisiva può essere solo la Regione. «Speriamo che il sindaco Di Girolamo riesca a farsi sentire – conclude Magistrelli – ma per avere dei risultati concreti probabilmente ci vorrebbe una protesta congiunta di tutti i comuni coinvolti. Noi convocheremo una nostra assemblea, poi decideremo le proposte da fare. Intanto, abbiamo dalla nostra una magra consolazione: da quando abbiamo fondato il comitato dei pendolari, 10-15 anni fa, l’importo delle penali per i vari disservizi pagate da Trenitalia alla Regione è passato da 25mila a 200-300mila euro all’anno. E nonostante questo continuano a non fare nulla».
