di Fabio Toni
Operare lontano da clamori e riflettori, tracciare un bilancio e vedere che certe cose riescono. Bene e senza tensioni. È un po’ quello che è successo con l’iniziativa realizzata in via dell’Arringo, in pieno centro storico e a due passi dal Duomo, dove fra gennaio e febbraio è stato possibile trovare un riparo per chi non ha davvero nulla. A raccontare l’esperienza è Stefano Bucari, assessore comunale ai servizi sociali.
Il progetto «Per rispondere all’emergenza freddo – spiega l’assessore – nei primi due mesi dell’anno il comune di Terni ha messo a disposizione un appartamento in via dell’Arringo dove abbiamo ricavato sette posti letto». All’interno della struttura, concessa in comodato d’uso all’Arci e all’associazione Ora d’Aria, per circa quaranta giorni i senzatetto hanno potuto trovare un riparo, oltre alla necessaria assistenza e un pasto caldo. «Tutto ciò – afferma Stefano Bucari – è avvenuto grazie alla stretta collaborazione fra la Caritas diocesana, l’associazione San Vincenzo de’ Paoli, l’Arci e la Croce rossa italiana. A loro va il nostro ringraziamento per il contributo reale e volontario. Queste iniziative servono anche a ‘fare rete’ e assumono un’importanza particolare nella crisi sociale che stiamo vivendo».
Le esigenze Il monitoraggio notturno messo in atto dalle associazioni del volontariato cattolico, ha permesso di far emergere le situazioni più critiche e meritevoli di attenzione. «In questo percorso – afferma l’assessore – abbiamo potuto verificare come le esigenze reali siano superiori ai sette posti letto che il comune è riuscito a recuperare in via dell’Arringo. Ne servirebbero almeno il doppio». Un segno di come la povertà si stia facendo strada in fasce sempre più ampie della popolazione. La riflessione a questo punto si sposta inevitabilmente sulla struttura che la Caritas diocesana sta realizzando in via Vollusiano. L’idea che anche lì sia possibile offrire un riparo dai rigori invernali alle persone che non hanno nulla, è stata osteggiata da alcuni residenti della zona che hanno trovato una sponda anche nel consiglio comunale. Il messaggio dell’assessore Bucari in merito, è chiaro: «Durante i quaranta giorni di accoglienza in via dell’Arringo, non abbiamo riscontrato un solo problema. Nessuna tensione sociale, nessun incidente e nessuna lamentela. Questo grazie anche all’esperienza del personale volontario e alla sinergia che si è creata con gli operatori dei servizi sociali del comune». Come a dire: se le cose funzionano in via dell’Arringo, perché lo stesso non può accadere in via Vollusiano?
Parla la Caritas L’opera di ristrutturazione degli spazi donati da una generosa signora alla curia, va avanti speditamente. «Il nostro obiettivo – spiega il presidente della Caritas diocesana, Claudio Daminato – è realizzare un nuovo centro di ascolto, come avviene da anni a San Martino, dove sia possibile distribuire il cibo e i beni di cui le persone hanno più bisogno». Dietrofront sulla possibilità di dare anche un riparo agli indigenti nei mesi invernali? Niente affatto. «È chiaro che con l’emergenza freddo le strutture di via Vollusiano possono funzionare meglio di quelle presenti nella vicina (200 metri, ndr) chiesa di Sant’Antonio, dove accogliamo senza alcun problema una media di otto, dieci persone per notte».
Le tensioni Gli attacchi nei confronti del progetto sono emersi anche di recente, con una scritta offensiva, lasciata da una mano anonima nei pressi della stazione. Nel mirino, la Caritas. «Si tratta di un brutto segno – afferma Claudio Daminato – perché il nostro spirito è di venire incontro a chi ha bisogno e perché crediamo fermamente che il tema della sicurezza si affronti molto meglio aiutando chi soffre, piuttosto che creando barriere». Al momento, dal punto di vista urbanistico, l’edificio di via Vollusiano può essere utilizzato soltanto come magazzino. Anche se qualcuno ricorda come in passato sia stato adibito a centro di riabilitazione. «Da parte nostra il rispetto delle leggi è massimo – prosegue il responsabile Caritas – per questo ci atterremo alle indicazioni normative. Abbiamo avanzato al comune una richiesta per modificare la destinazione d’uso degli spazi. I tempi? Speriamo non siano troppo lunghi».
