di M. To.

Lo sciopero della fame è finito, ma la loro battaglia è appena iniziata. Le lavoratrici dell’ormai ex Aidas, il sindacato che ha spostato la loro causa – la Uil – e l’Associazione generale delle cooperative italiane (Agci) sono pronti a continuare.

Venturi Il segretario ternano del sindacato, Gino Venturi – che con Serenella Arca, Petya Dimova e Rita Satolli ha rifiutato il cibo per 26 giorni – spiega che «non abbiamo nessuna intenzione di permettere che si spenga il faro che abbiamo acceso sulla situazione delle lavoratrici e del lavoratori della cooperativa, ma più in generale sul questo mondo della  cooperazione sociale, che deve essere reso trasparente».

Al ministero Per cominciare, dice Venturi, «mercoledì prossimo saremo al ministero dello sviluppo economico, per dire la nostra e chiarire una volta per tutte quelle che sono  le motivazioni che ci hanno spinto a prendere quella decisione estrema».  

Lo sciopero Loro, ribadisce, hanno deciso di dar vita allo sciopero della fame «solo per ottenere il pagamento di almeno una parte degli stipendi arretrati, per evitare lo smembramento della cooperativa e garantire un futuro lavorativo al personale. Su tutto il resto saranno altri a dover ricostruire i fatti e stabilire le responsabilità».  

La liquidazione La strada scelta dal ministero, con la messa in liquidazione coatta della cooperativa Aidas, dice Venturi, «non era certo lo scopo che ci prefiggevamo, ma questa soluzione garantisce, quanto meno, il fatto che non dovremo confrontarci ancora con un commissario come Silvia Volpini, che ha sempre mostrato una particolare ostilità nei confronti delle nostre istanze».  

Le istituzioni Non manca, nei commenti del segretario della Uil locale, ma anche in quelli del rappresentante nazionale del sindacato, Giovanni Torluccio, la stoccata nei confronti di «un sindaco e di un assessore troppo silenti, come pure un vescovo che non ha inteso spendere una parola sul dramma che si stava consumando».  

L’ambiente Tanto che i rappresentanti della Uil si spingono a parlare di «un ambiente, quello romano, certamente meno condizionato di quello ternano  e questo è un ulteriore elemento di tranquillità».  

Le alternative Anche e sopattutto, conclude Venturi, «per quelle proposte di possibile acquisizione che dovessero essere formalizzate e che noi – ribadisce – chiederemo siano prese in considerazione solo sulla base di quanto sempre affermato e cioè della conservazione unitaria della cooperativa, delle garanzie per chi lavora e del benessere dei pazienti».  

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