di Fabio Toni
Gli studenti ternani di scienze politiche non ci stanno e chiedono a gran voce che la facoltà non venga chiusa. «Sarebbe un passo indietro di trent’anni».
Mille firme L’obiettivo è coinvolgere nella lotta il maggior numero possibile di soggetti, a partire dalle istituzioni locali, fino ai sindacati e alle scuole superiori. Dopo l’audizione presso la seconda commissione consiliare del comune, gli studenti hanno consegnato al sindaco e al presidente della provincia le prime mille firme raccolte contro la chiusura della sede di San Valentino.
200 iscritti Per lanciare la protesta, gli studenti di scienze politiche hanno scelto un giorno non casuale: martedì mattina si sono infatti laureate 36 persone. «La media di laureati a Terni, rispetto agli iscritti, è il triplo di quella nazionale», dicono. In vista della chiusura della facoltà, l’università ha bloccato le iscrizioni al primo anno. «Sono state respinte una sessantina di richieste. Nonostante ciò ad oggi la facoltà conta 200 iscritti fra secondi, terzi anni e studenti del vecchio ordinamento. Dal 2001 ci sono state 1.233 iscrizioni, anche di studenti provenienti da zone limitrofe come Rieti, Viterbo, Roma e dalla stessa provincia di Perugia».
Verso Roma «Perdere l’unica facoltà non tecnica del territorio – spiega uno dei portavoce – significherebbe compiere un grave passo indietro. Una perdita secca per l’università, visto che gli studenti sceglierebbero la più vicina Roma. In assenza di alternative sul territorio, chi già lavora probabilmente sceglierebbe di non iscriversi e basta». «Qui – gli fa eco un altro studente – si sono formate persone che oggi lavorano nelle ambasciate, nel mondo della cooperazione internazionale e locale, organizzazioni no-profit, enti locali. Anche alcuni dei nostri principali rappresentanti politici provengono da scienze politiche. Perché toglierci questa opportunità?».

