Il cantiere della fontana

Per conoscere il destino dei mosaici dello zodiaco, si dovrà aspettare ancora. Dall’incontro fra i soggetti impegnati nell’opera di restauro della fontana di piazza Tacito – fondazione Carit, comune e Asm – non sono emerse decisioni ufficiali ma solo la volontà di attendere la relazione definitiva commissionata al centro conservazione e restauro La Venaria Reale di Torino.

Interlocutorio Così viene definito l’incontro della ‘cabina di regia’. Una riunione che è servita a fare il punto sui lavori in corso e a chiarire alcuni aspetti. Probabilmente anche a serrare le file dopo qualche ‘uscita’ non del tutto gradita e anche in vista dei prossimi importanti step. Su tutti, la decisione sui mosaici – restauro o rifacimento ex-novo – anticipata da polemiche e discussioni sul pessimo stato di conservazione.

Bozza da completare La relazione dell’istituto piemontese giunta in comune, sarebbe soltanto una ‘bozza’ da completare, entro fine gennaio, con gli approfondimenti fotografici relativi ai prelievi effettuati sulle malte e sui litotipi presenti. Il contenuto, pur parziale, non lascerebbe comunque molto spazio all’immaginazione, visto che lo stesso assessore ai lavori pubblici Silvano Ricci aveva definito la situazione dei mosaici «profondamente degradata». Prima di decidere la strada da intraprendere – decisione che verrà assunta «in totale sinergia con la Soprintendenza per i beni storici, artistici ed etnoantropologici dell’Umbria e con il suo responsabile, il professor Fabio De Chirico», chiariscono dalla cabina di regia – si dovrà comunque attendere la relazione definitiva.

La storia I mosaici originali furono realizzati fra il 1933 e il 1936 su disegni dell’artista anconetano Corrado Cagli. Distrutti dai bombardamenti del 14 ottobre del 1943, vennero rifatti nel 1961 e in seguito restaurati nel 1995 dalla giunta Ciaurro. Manutenzioni approssimative se non assenti, incuria, agenti atmosferici e qualità dell’acqua: tutto ciò avrebbe contributo a ridurre i mosaici nello stato attuale. L’eventuale rifacimento comporterebbe tempi più lunghi, dovuti al necessario coinvolgimento del ministero dei beni culturali sul piano delle autorizzazioni. Più volte i soggetti impegnati hanno ribadito che «non c’è alcuna fretta e conta solo fare le cose al meglio». Magari prendendo spunto anche da qualche svista del passato.

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