Un asilo (foto archivio)

«Basta esternalizzazioni dei servizi fondamentali», spiega la Usb provinciale. «Le convenzioni con il privato non possono sempre sopperire agli errori del pubblico», è la posizione di Silvano Ricci di Sinistra per Terni. E così dopo l’attacco della Cgil, la possibilità per il Comune di aprire a convenzioni con i privati, come stabilito dall’atto di indirizzo fissato dalla seconda commissione consigliare, torna nella bufera.

Attacco Usb «Troppi sono stati i tagli nelle voci di bilancio che riguardano i nidi, le scuole dell’infanzia ed i centri educativi – spiega la Federazione provinciale Usb Pubblico impiego – ma anche i laboratori artistici ed ambientali e tutti quei progetti che costituiscono il sistema formativo. L’inversione di tendenza è palese: quattro anni fa fu operata una riorganizzazione a costi zero, visto che l’organico rimase invariato, che incrementava i posti disponibili nei nidi d’infanzia del 6 per cento. Ora si parla di riduzione del numero di posti in alcune sezioni di nido, della mancata attivazione della sezione ponte e della restrizione dell’orario di funzionamento di intere sezioni di scuola dell’infanzia, anche perché il personale che andrà in pensione nel corso del 2015 non verrà sostituito. Come si conciliano i tagli delle risorse economiche destinate ai servizi educativi, con la stipula di convenzioni con i privati, che costituiscono inevitabilmente voci di uscita nel bilancio? Non è questa la maniera di razionalizzare la spesa, al contrario, si regalano risorse pubbliche ai privati, si indeboliscono deliberatamente i servizi pubblici per favorirne la privatizzazione».

Sinistra per Terni «L’atto approvato in commissione – spiega Silvano Ricci, consigliere comunale di Sinistra per Terni – rappresenta l’ennesima forzatura che vuole guardare al privato senza prima pensare a far lavorare bene la macchina pubblica. Il passaggio al privato non può sempre rappresentare la scappatoia per risolvere la mala gestione del pubblico. Anche in questo caso, perché si dovrebbe aprire alle convenzioni con i privati quando invece si potrebbe rafforzare il lavoro degli asili pubblici? Non se ne capisce il motivo. Come successo anche in altre occasioni, non si può andare a chiamare il privato per sopperire alle mancanze del pubblico. Perché in ballo ci sono i diritti dei lavoratori e l’offerta per i cittadini ternani. Due questioni che, come il passato ci insegna, il passaggio al privato non sempre ha mantenuto ad alti livelli».

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