Il sottosuolo della basilica ai 'raggi x'

di M. To.

In gergo si chiamano ‘anomalie’, ma potrebbero essere ben altro. Tipo dei reperti archeologici. E si troverebbero proprio sotto la basilica di San Valentino, a Terni. Oltre che nelle sue immediate vicinanze.

Le indagini Un’esame ‘superficiale’ era stato svolto nel 2012, dai ricercatori dell’università del Molise e la relazione di Marilena Cozzolino spiegava che erano state realizzate «indagini geofisiche non invasive negli spazi circostanti la struttura e negli ambienti interni, con lo scopo di verificare la presenza di strutture archeologiche ancora sepolte nel sottosuolo. Le metodologie adoperate sono state la tomografia geoelettrica e la tecnica georadar».

Le ‘anomalie’ Dall’elaborazione tridimensionale dei dati erano state estrapolate due mappe orizzontali relative a diverse profondità e, un metro sotto il livello attuale, era stata evidenziata, spiegava la relazione, «un’anomalia di forma rettangolare, all’ingresso della basilica, che potrebbe indicare una struttura di natura antropica precedente alla moderna costruzione; due nuclei allineati in posizione centrale rispetto alla navata e affiancati al lato sinistro; un’anomalia rettilinea, parallela alla navata, presente nella prima cappella a sinistra dell’altare; un’anomalia rettilinea, perpendicolare alla navata, che si sviluppa sotto entrambi i lati dell’altare».

Altre scoperte Ma era alla profondità di un metro e mezzo che erano segnalate le anomalie più significative: «Una serie di nuclei anomali equidistanziati e allineati su due segmenti paralleli. Essi potrebbero rappresentare – scriveva la ricercatrice – alcune delle basi di colonne di una antica chiesa sepolta al di sotto della moderna costruzione». Mentre un altro alert riguardava «la porzione di suolo al di sotto della cappella a sinistra dell’altare e lo spazio della navata immediatamente di fronte ad essa. Essa potrebbe rappresentare elementi dislocati dell’antica costruzione». Ma molte altre erano le ‘anomalie’ segnalate.

Gli scavi Per avere la certezza, però, della presenza di reperti archeologi, è necessario scavare e per farlo servono i soldi: «La fondazione Carit – spiega il vice presidente Francesco Quadraccia – ha così accolto con favore la richiesta, che era pervenuta dalla soprintendenza ai beni archeologici, ed  ha deciso di proseguire il finanziamento della ricerche, dopo averlo già fatto per quelle svolte nell’area esterna alla basilica».

I fondi A disposizione dei ricercatori, quindi «sono stai messi 100mila euro, per operazioni di scavo che dovrebbero interessare le aree nelle quali le rilevazioni strumentali hanno segnalato possibili presenze di rilievo, così da riportare alla luce quelle che potrebbero essere delle importanti vestigia che permetterebbero di continuare la ricostruzione della antica storia della città».

Il programma La certezza dei fondi, ora, permetterà alla soprintendenza di stilare un progetto di intervento, da sottoporre alla fondazione Carit «il cui obiettivo principale – dice Quadraccia – è quello più volte espresso dal presidente Fornaci, e cioè farsi strumento operativo di un reale e concreto recupero e valorizzazione di quanto possa essere giudicato di rilevanza storica e artistica»

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