di Massimo Colonna
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Il Comune di Terni punta ad un nuovo soggetto per il rilancio delle proprie facoltà universitarie, probabilmente una fondazione, andando oltre così all’attuale gestione del Consorzio per il polo didattico. Per farlo Palazzo Spada ha già in mente una strategia, detta delle 4S (strategia, sviluppo, specializzazione e stakeholder) che sarà alla base del gruppo di lavoro che la stessa amministrazione nei prossimi giorni convocherà ufficialmente. E le indicazioni per le strategie da mettere in campo arrivano direttamente da uno studio tecnico che il Comune ha commissionato ad una agenzia esterna e che è arrivato in questi giorni proprio sui tavoli comunali.
Apertura agli altri atenei I documenti che circolano a palazzo Spada forniscono dei suggerimenti al Comune per poter rilanciare le attività del polo. Tra questi, il settore ricerca che deve concentrarsi su Biotecnologie e Scienze dei materiali, la valorizzazione delle facoltà di medicina ed ingegneria, la costituzione di una fondazione di ricerca e la collaborazione anche con altri atenei. Poi “presenza di dipartimenti nelle sedi, di unità operative di sede, di consigli di campus con reali poteri gestionali”. Lo studio individua anche dei modelli da seguire, come il Campus di Forlì, il Consorzio di Vicenza, il modello di regionalizzazione di Ancona, la fusione tra Modena e Reggio Emilia.
Strategia delle 4S Da questi spunti il Comune sembra intenzionato a partire con il suo nuovo gruppo di lavoro, che prenderà corpo nei prossimi giorni, e che seguirà dunque la strategia detta delle 4S. Per quanto riguarda la strategia, si punta su un progetto strategico di polo, sull’evitare trattative a oltranza con Perugia e sull’evitare anche la visione del polo come “sportello didattico”, sulla ricerca di altri interlocutori tra università e istituti di ricerca e sul cambio di approccio col mondo imprenditoriale. Per lo sviluppo il Comune intende “finalizzare i trasferimenti finanziari dei governi locali alle funzioni universitarie legate allo sviluppo territoriale”. Per la specializzazione, “identificare le specializzazioni in coerenza con le strategie del territorio”, mentre per la parte stakeholder la direttiva è “organizzarli in un soggetto capace di generare risorse finanziarie aggiuntive”.
