Rifondazione comunista presenta la delibera 'Rifiuti zero'

di Francesca Mancosu

Primi entusiasmi, e primi mugugni, all’indomani dell’approvazione della delibera di adesione alla strategia ‘Rifiuti Zero’ entro il 2020 da parte della Giunta comunale, dopo molti mesi d’attesa. Il provvedimento giunge infatti dopo una lunga battaglia portata avanti da Idv, Movimento 5 Stelle, Prc-Fds e Sel, che con tanto di petizione firmata da 6500 cittadini ternani nel 2012, chiedevano da tempo un impegno formale del Comune per il raggiungimento dell’obiettivo minimo del 65 percento di raccolta differenziata, un piano operativo per la riduzione degli imballaggi e l’esclusione del ricorso all’incenerimento nella gestione dei rifiuti.

Cosa prevede la delibera Nel testo licenziato dalla Giunta, l’amministrazione comunale si impegna a «richiedere al gestore aggiudicatario della gara in corso di affidamento da parte dell’Ati4 una immediata attivazione dell’estensione della modalità porta a porta in modo da massimizzare gli effetti benefici dell’introduzione di questa modalità di raccolta e richiedere ad Asm, fino all’aggiudicazione della gara, di proseguire nello sforzo di migliorare il servizio attualmente gestito». È inoltre prevista «l’individuazione di  partner tecnologici e finanziari per realizzare  un impianto per il trattamento a freddo dei rifiuti con tecnologia Tmb (Trattamento meccanico biologico) al fine di consentire una chiusura del ciclo senza trattamento termico e l’autonomia impiantistica dell’Ati4». Il Comune poi si impegna ad adottare una «politica di spesa improntata sul metodo ‘Green Public Procurement’,  nelle procedure di acquisto di beni e servizi del Comune di Terni, indirizzando la scelta su prodotti e beni a ridotto impatto ambientale», a favorire  «la riduzione del consumo di carta tramite la diffusione di strumenti telematici nei rapporti tra pubbliche amministrazioni, cittadini e imprese» e di promuovere incentivi economici per imprese e cittadini, al fine di premiare i comportamenti virtuosi.

Servono investimenti «Questa delibera è una nostra vittoria  – commenta il consigliere comunale di Rifondazione Comunista, Mauro Nannini –  che per mesi abbiamo continuato a premere sul Consiglio; l’adozione di questa strategia non deve essere un’utopia, ma un’idea progettuale. Il primo passo di una politica che porti davvero alla costruzione del polo del riciclo e del riuso, che dovrebbe sorgere a Maratta al posto dell’ex inceneritore dell’Asm». Un primo passo, quindi, inscindibile da « un’azione culturale, che parta dalle scuole, dai supermercati, e coinvolga tutti i cittadini. Affiancata da una corretta gestione dei rifiuti, realizzabile solo con investimenti a lunga gittata, che fra l’altro potrebbero portare anche alla creazione di posti di lavoro qualificato».

La palla alla prossima giunta Positivo il commento dell’assessore Simone Guerra, in veste di rappresentante del gruppo di Sinistra ecologia e libertà. «Abbiamo sempre detto che quella dei rifiuti era una battaglia che sipoteva vincere concretamente solo se prima si fossero ribaltate vecchie logiche amministrative. Questo atto, che segue atti analoghi adottati dal Consiglio Comunale, va nella giusta direzione. Ci auguriamo che la nuova amministrazione sappia far propri questi impegni, proseguendo su questa strada senza tentennamenti e ambiguità e che riesca a coinvolgere i cittadini affinché riducano, recuperino, riutilizzino e riciclino i rifiuti, senza questa collaborazione nessun obiettivo potrà infatti essere raggiunto».

Sel ‘possibilista’ L’eliminazione dell’incenerimento dal ciclo di chiusura dei rifiuti, dice Sel, «era stato già acquisito nel dicembre scorso con le modifiche apportate al piano d’ambito dell’Ati4. Adesso il percorso si qualifica ulteriormente con la previsione di realizzare finalmente un impianto per il trattamento dei rifiuti a freddo e con il rinnovato impegno dell’amministrazione comunale affinché il nuovo soggetto gestore del servizio estenda il sistema di raccolta ‘porta a porta’. Abbiamo sempre detto che quella dei rifiuti era una battaglia che si poteva vincere concretamente solo se prima si fossero ribaltate vecchie logiche amministrative. Questo atto, che segue atti analoghi adottati dal Consiglio Comunale, va nella giusta direzione».

I dubbi del No inceneritori  In attesa di avere a disposizione il testo definitivo della delibera, per un’analisi più approfondita, a sollevare i primi dubbi ci pensa il comitato No inceneritori. «Nell’impianto per il trattamento meccanico biologico l’indifferenziato che entra esce separato per tipologie di rifiuto: umido, plastiche e carta riciclabili, metalli, vetro e frazione di residuo secco non riciclabile composta principalmente da plastiche e gomme non riciclabili. Visto che quest’ultima non può andare in discarica per via del proprio potere calorifico, ci domandiamo: che fine farà, visto che proprio con questa frazione residua si può confezionare il Css? Chiediamo all’amministrazione comunale di specificarlo chiaramente, e di dire se intende vendere questo residuo ad altre imprese».

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