di Francesca Mancosu
«In una città che forse dovrà fare i conti con mille licenziamenti all’acciaieria, con tutto quello che ne consegue, è bene evitare di creare ulteriori contrasti sociali. E magari di scatenare anche vendette di stampo razzista». Rimanda al mittente le polemiche il presidente dell’Arci di Terni Francesco Camuffo, dopo le proteste scoppiate fra gli immigrati la scorsa settimana per la mancata erogazione del sussidio previsto dal progetto ‘accoglienza Nord Africa’ di cui fanno parte, e in alcune strutture di accoglienza della provincia, a causa dell’occupazione abusiva di alcuni posti letto o in opposizione al trasferimento in altre località.
Sfratti e trasferimenti «Si è fatto un gran parlare per un episodio che in sé non ha nulla di straordinario. Riguardo all’appartamento di via Gian Battista Vico (che alcuni cittadini nordafricani avrebbero utilizzato a proprio piacimento per ospitare amici, parenti e conoscenti, ndR), abbiamo solo deciso di applicare le regole, e la situazione è ormai sotto controllo», commenta Camuffo. Tutto nella norma, secondo quanto riferisce il presidente Arci, anche per quanto riguarda Villa Muna, casa di accoglienza di San Mamiliano, vicino Ferentillo, dove alcuni migranti avevano inscenato violente proteste in seguito all’obbligo di trasferirsi in un altro centro, a Treie, vicino Narni, per consentire al proprietario di svolgere i necessari lavori di manutenzione. «Anche in questo caso, la vicenda si è ‘gonfiata’ per colpa di alcuni ‘capipopolo’, che hanno sobillato i propri connazionali per motivi che in realtà non esistono. Ad esempio, non è vero che a Treie non avranno a disposizione mezzi pubblici per spostarsi. Anzi, c’è una fermata dei bus a chiamata a 5 minuti di distanza dalla struttura», ricorda ancora Camuffo.
A Villa Muna Per essere certi della sostanza del contendere siamo andati a bussare alla porta della contestata Villa Muna. Ad aprirci il cancello, ma non l’ingresso dalla struttura, il titolare Sergio Sintelli. «Dopo giorni un po’ difficili’, la situazione si è ormai risolta; al momento qui restano solo sette persone, che verranno trasferite nei prossimi giorni. L’edificio resterà quindi chiuso per qualche tempo, per effettuare alcuni lavori di manutenzione, poi riprenderò ad ospitare i migranti che mi manderanno l’Arci e le altre associazioni che si occupano di accoglienza». Sintelli ne approfitta per togliersi un grosso sasso dalle scarpe. «Dal marzo 2014 non ho più ricevuto un soldo dal ministero dell’Interno per saldare il costo del soggiorno dei profughi a cui ho dato riparo: ormai la cifra ammonta a decine di migliaia di euro. Ma non demordo, e aspetto. Lo Stato prima o poi pagherà». Un’ultima battuta, che è più una proposta, per eliminare alla radice possibili episodi di frizione fra migranti e abitanti del luogo. “La diffidenza potrebbe risolversi solo con una vera integrazione, che vada oltre la mera accoglienza. Sarebbe il caso di impiegarli in lavori socialmente utili, attività che possano dargli davvero una qualche competenza, un futuro”.
A Montefranco Molti degli ex ospiti di Villa Muna sono stati trasferiti nel pieno centro di Montefranco, in una struttura gestita dall’Arci. Al momento ci vivono 15 profughi provenienti dalla Nigeria, scappati dal proprio Paese d’origine per sfuggire a persecuzioni razziali o religiose, e tutti di età compresa fra i 20 e i 26 anni. «Qui – racconta Oba – ci troviamo bene, possiamo andare in giro, incontrare qualcuno e muoverci più agevolmente». Una ‘soluzione’, quindi, che piace a tutti, e che durerà almeno per i prossimi tre mesi, come conferma Manuel, uno degli operatori che lavorano nella struttura. «Ci assicuriamo che tutto funzioni, controlliamo che non entrino ospiti extra, che vengano rispettate le regole per garantire ordine e pulizia. Ma mi pare che non ci siano problemi: hanno tutti ricevuto vestiti e scarpe, regalati dalla gente del posto o dalla Caritas, hanno un abbonamento ai mezzi pubblici, oltre al ‘pocket money’ (il sussidio di 2 euro e mezzo al giorno, ndR). In più, tre volte a settimana frequentano un corso d’italiano, poi cerchiamo di organizzargli delle attività con cui possano passare il tempo, tornei di calcetto, arrampicata».
Servizio affidato ad altri gestori Emergenza rientrata, quindi, come conferma anche il vice prefetto aggiunto Simonetta Mignozzetti. «Proseguiremo nella direzione fin qui intrapresa, evitando grosse concentrazioni di migranti in città, ma suddividendoli nelle strutture sparse per la provincia». Entro la fine di agosto ci sarà l’affidamento ufficiale del servizio di accoglienza dei cittadini stranieri oggetto in un recente bando di gara della Prefettura volta alla conclusione di un accordo quadro con più operatori economici operanti nel ternano. Lo scorso 11 agosto la commissione di gara ha preso atto delle offerte pervenute e ha formulato la graduatoria secondo la quale si provvederà alla sottoscrizione di tale accordo: prime a pari merito la Cooperativa Sociale Agricola Laboure’ e la Casa Vincenziana ‘Giuliana Andreoli’ di San Venanzo, con 34,50 euro al giorno pro capite; con 35 euro, seguono l’Arci di Terni, il Laboratorio Idea e l’associazione di volontariato di San Martino. Giunta fuori tempo massimo l’offerta della Caritas di Todi e Orvieto.
