Stop a sedie, tavoli e panche in via Lanzi

di Fabio Toni

Tavolini e sedie soltanto dentro i locali. E non per colpa del maltempo che mercoledì sera si è abbattuto su Terni. Ad abbattersi, ma sui locali di via Lanzi, è stato invece il pugno duro del Comune che ha deciso: tre di loro – Go, Piccolino e Rolando – non potranno più posizionare tavoli e sedie all’aperto. E la cosa ha lasciato di stucco titolari e frequentatori.

Antefatto La sera di sabato 11 ottobre se la ricordano bene anche per via di quel corteo notturno dei lavoratori Ast per le vie del centro, con tanto di cori, striscione e un bel po’ di baccano. A seguirli nel tragitto, oltre agli agenti della questura, c’erano anche tre vigili urbani e un certo punto il serpentone ha preso la direzione di via Lanzi, cuore della movida ternana.

‘Pizzicati’ A quell’ora, erano da poco passate le due, l’occhio solerte dei vigili si è posato su quei tavoli – c’è chi dice fossero ormai pochissimi e già pronti per essere sistemati – rimasti ancora all’esterno dei locali. Un’attenzione tutt’altro che casuale, visto che un’ordinanza del sindaco mirata al weekend, impone lo sgombero del suolo pubblico allo scoccare delle due di notte.

La multa Il lunedì seguente, i titolari dei tre locali vengono puntualmente convocati in Comune: per loro c’è già pronto un verbale con tanto di multa da 100 euro a testa. «Questa volta è andata così, ma se la cosa si ripete vi sospendiamo l’autorizzazione per tre giorni». Il messaggio è chiaro e alla fine – obtorto collo – accettano il tutto: «Almeno la chiudiamo qui», pensano. Manco per idea.

Mazzata Il ‘fattaccio’, quello destinato ad aprire discussioni e polemiche, si materializza mercoledì 5 novembre, più o meno alle cinque e mezza del pomeriggio, ed ha la forma di un vigile che notifica a tutti e tre i locali un nuovo provvedimento. È la «revoca definitiva» del diritto di occupazione del suolo pubblico con effetto immediato. Stop. Fine. Tavoli, sedie e clienti: tutti dentro.

Sulle barricate La reazione non tarda ad arrivare. Il primo a ribellarsi è Francesco Semplici, titolare di ‘Piccolino’: «Quando siamo andati a ritirare il primo verbale ci hanno detto: ‘State tranquilli, è solo una sanzione amministrativa’ – racconta -. Dopo 15 giorni, senza aver visto o sentito nessun altro, ci arriva questa mazzata fra capo e collo. Di fatto ci costringono a non lavorare. Lo sanno anche i sassi che noi lavoriamo al 90% con i tavoli all’esterno, tavoli che questa sera ho dovuto ammucchiare da una parte insieme alle sedie. Dentro il mio locale ci saranno si e no dieci, dodici posti a sedere. Ma non si rendono conto?».

L’attacco La riflessione è il preludio all’affondo: «Questa – attacca Francesco Semplici – sembra in tutto e per tutto un’operazione fatta per colpirci. A Terni, diciamocelo, funzionano poche cose. Una di queste sono i ristoranti e i locali dove la gente si incontra per passare due ore spensierate, per vedere la partita o bersi una birra con gli amici. E cosa fa il comune? Ci mette nelle condizioni di dover chiudere. Senza occupazione del suolo pubblico, non si lavora. Io sono costretto a far restare a casa la persona che lavora per me e temo che anche gli altri locali dovranno tagliare e seguire la stessa strada. Ma è così che si incentiva la vita della gente, il lavoro e l’economia in una città già di per sé depressa?».

Amarezza Ora a quanto pare ai tre locali non resta che rivolgersi al Tar entro 60 giorni – «ma costa parecchio», dice Francesco -. L’alternativa è ricominciare un’altra trafila burocratica, con una nuova richiesta di occupazione di suolo pubblico: «E chissà quanto ci faranno aspettare questa volta. È come se ce le avessi davanti, le nostre domande parcheggiate per giorni sopra a una scrivania. E intanto noi e i nostri clienti qui, a chiederci il perché di questo accanimento».

La politica E la vicenda dei tavolini di via Lanzi finisce anche nella discussione politica. Rifondazione comunista definisce il provvedimento «assurdo, punitivo e fuori dalla realtà. La revoca dell’occupazione di suolo pubblico – affermano dal partito – oltre all’evidente sproporzione rispetto all’infrazione contestata agli esercenti, impedisce di fatto la conduzione di attività che, nel corso di questi anni, hanno al pari di altre non solo dovuto far fronte alla riduzione dei consumi determinata dal dilagare della crisi economica, ma anche al giro di vite sulle iniziative ricreative e culturali imposto da tempo dal comune di Terni».