di M. To.

I mesi sono già quindici, ma ne dovranno passare altri tre. Come minimo. Ma poi ci sarà da fare i conti con le ferie estive e, chissà, magari la cosa slitterà ancora. La ‘cosa’ è la riattivazione della centralina di monitoraggio dell’aria di Prisciano, il quartiere a ridosso delle acciaierie e nel quale, secondo chi ci vive, si respira robaccia.

LE TESTIMONIANZE

La centralina Da dicembre del 2012 – sono passati proprio quindici mesi – la centralina che monitorava la qualità dell’aria, in quel quartiere pericolosamente vicino alla Tk-Ast, è spenta e non è quindi possibile sapere come stiano le cose. Ma non è spenta perché rotta, tutt’altro.

La rete ‘civile’ Quella centralina è, semplicemente, uscita dalla della rete regionale ‘civile’, gestita dall’Arpa e ridotta da tredici a sei unità: Borgo Rivo, Carrara, le Grazie, Narni Scalo, Amelia e Orvieto: «E noi – dicono gli abitanti del quartiere – non possiamo sapere con certezza cosa respiriamo davvero, anche se le irritazioni alla gola, al sistema respiratorio, agli occhi e alla pelle, qualche sospetto, sul livello di inquinamento dell’aria, ce lo hanno fatto venire».

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La rete ‘industriale’ Nel giugno dello scorso anno, Ast, Arpa, Provincia e Comune di Terni firmarono un protocollo di intesa che prevedeva un unico sistema di monitoraggio – per aria, acqua e terra – in grado di stabilire quanto le acciaierie impattino sulla città dal punto di vista ambientale. Un sistema che si doveva inquadrare nella più complessa rete di monitoraggio industriale – composta da sette centraline, quelle di Prisciano, Maratta, Polymer, San Girolamo, Feronia, San Liberato e Montoro – che le aziende soggette ad autorizzazione integrata ambientale (Aia) avrebbero dovuto comprare dalla Provincia, riammodernare e rimettere in funzione. Nessuna è mai entrata in funzione.

Il ritardo Quindici mesi dopo la sua disattivazione, insomma, quella centralina risulta essere ancora spenta e, nonostante le proteste dei residenti di Prisciano, alcune indiscrezioni fanno pensare che i tempi per la sua riattivazione possano essere ancora lunghi: «Ma noi non staremo certo fermi e zitti ad aspettare – dicono ancora gli abitanti del quartiere – perché siamo stufi di essere presi in giro. Sono mesi che ci dicono che riattiveranno il sistema di monitoraggio dell’aria, ma non lo fanno e noi potremmo anche decidere di dar vita a forme di protesta più incisive». Quali, per ora, non lo dicono. Ma sembrano decisi.

UN’ALTRA TESTIMONIANZA

Gli ambientalisti Quella centralina, peraltro, quando venne disattivata «era già obsoleta e registrava valori tra il 25% e il 30% più bassi di quelli effettivi – dice Andrea Liberati, di Italia Nostra – ma nonostante ciò, fu in grado di segnalare valori di Pm10 superiori alla soglia di legge per 123 giorni». Mentre Giuseppe Rinaldi, del Wwf, ricorda come «durante il 2013 sono state rilevate, nei terreni della zona di Prisciano, concentrazioni medie di nichel circa dieci volte superiori a quelle previste dalla legge tedesca che rappresenta il riferimento internazionale».

‘Verdi, ambiente e società’ Ma non sono i soli a protestare, perché prendendo spunto dall’udienza speciale concessa giovedì da Papa Francesco, il  circolo ternano di ‘Verdi, ambiente e società (Vas) dice che «pur rappresentando un momento di grande emozione per i credenti, ha scoperto ancora una volta l’ambiguità in cui la città di Terni è sempre vissuta dalla fondazione dell’acciaieria, e che in questi ultimi anni si è accentuata notevolmente aggravando il dualismo tra lavoro e salute».

«Niente da celebrare» Secondo Vas il «contesto celebrativo» nel quale l’udienza è stata inquadrata «non tiene conto dell’altissimo tasso di inquinamento dell’aria di cui lo stabilimento è in parte responsabile, continuando a produrre senza investire adeguatamente nella sicurezza e nell’uso delle migliori tecniche disponibili previste dalla normativa europea e utilizzate ampiamente in altri Paesi come l’Austria, dove le acciaierie di Linz offrono una performance che classifica la città come seconda per salubrità dell’aria».

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