di Francesca Mancosu

A che punto siamo con la bonifica dell’area di Papigno? La risposta, di sicuro, interesserà molti, visto che la questione è tornata di pressante attualità dopo le interrogazioni presentate ai ministeri dell’ambiente e della salute dai deputati umbri del M5S Filippo Gallinella e Tiziana Ciprini e le proteste di alcuni abitanti della zona che hanno già presentato un piano di recupero dell’area nel 2012. Il progetto c’è (dal 2009), si chiama Remida e dovrebbe partire a breve. A redigerlo l’Arpa, su commissione del Comune di Terni.

I risultati delle analisi «In questi ultimi anni – come confermano dalla direzione ambiente del Comune di Terni – sono state compiute una serie di analisi di rischio sull’area dell’ex discarica dello stabilimento di Papigno. Indagini che hanno evidenziato la presenza di idrocarburi, carbonio, metalli pesanti come zinco, piombo, nichel e cromototale e poi policlorobifenili (potenzialmente cancerogeni per inalazione o per contatto; ndr): contaminanti rilevati ‘a macchia di leopardo’ e che non superano concentrazioni di rischio».

Le sostanze Inquinanti derivati dalla produzione della calciocianamide, che a causa della sua consistenza simile a quella di un talco veniva addizionato con oli minerali, dando luogo alla formazione di idrocarburi, ma pure dai residui demolizioni edilizie e degli scavi smaltiti nella discarica dopo la chiusura della fabbrica alla fine degli anni ’60.

La messa in sicurezza ‘Scoperte’ che hanno portato alla copertura dell’area dell’ex discarica con un telone di plastica – per effettuare una prima ‘messa in sicurezza’ e impedire la percolazione dell’acqua – e quindi alla redazione, da parte dell’Arpa, di un progetto di bonifica dell’area che prevede l’asportazione del terreno contaminato, da trattare in loco e non in discarica, e il successivo utilizzo della fitodepurazione, vale a dire la piantumazione di alberi che impediscano l’infiltrazione di acque piovane in profondità e contribuiscano a ricostruire il comparto organico del suolo.

I ritardi Un progetto presentato nel 2009, ma ancora non attuato, a causa delle indagini integrative chieste dal ministero dell’ambiente al comune di Terni per «definire l’estensione della contaminazione e stabilire quanto terreno va rimosso», dicono ancora alla direzione ambiente, e i cui risultati «dovranno essere presentati entro il 18 aprile».

Il progetto dell’Arpa «Nel 2008, il Comune di Terni ci chiese di trovare una soluzione economica ed innovativa che garantisse una rapida restituzione degli impianti sportivi e del parco pubblico che nel frattempo erano stati realizzati in parte del sito all’abitato di Papigno», dicono al Servizio suolo rifiuti e bonifica dell’Arpa. «Il nostro progetto prevedeva di rimuovere i terreni contaminati e di trattarli ‘on site’ in apposite vasche – attraverso l’azione combinata di piante e batteri selezionati . insieme a quelli rimossi dall’area dell’ex Gruber (anch’essa compresa nel Sito di interesse nazionale di cui fa parte Papigno; ndr), ma poi si è deciso di disgiungere le due aree».

I pioppi Gli alberi piantati, «pioppi, nella fattispecie,saranno in grado di riassorbire i contaminanti, abbattere le polveri, mettere in sicurezza il terreno sottostante e diverranno fonte di biomasse, da utilizzare per alimentare la caldaia che produce acqua calda per i vicini impianti sportivi».

Un parco tecnologico? Nel progetto dell’Arpa, oltre alla bonifica, figurano infatti anche delle proposte di futuro utilizzo dell’area, a parte il campo di calcio. «Ci potrebbe essere un parco sulle energie rinnovabili, con un approccio didattico-scientifico sul fitorimedio e il ciclo del’acqua, oppure si potrebbe fare un parco di archeologia industriale con i macchinari dismessi». Invece di destinare tutto ad un’area camper, come proposto da alcuni, «si potrebbe dar vita ad un esempio virtuoso di riqualificazione dell’ambiente senza eguali in Italia. Già accolto con molto favore dall’università di Tor Vergata, che lo ha presentato nell’ambito del progetto europeo Hombre – HOlistic management of brownfield regeneration, per la rigenerazione dei siti industriali dismessi».

I costi La bonifica in questione fa parte di un disegno più ampio di riqualificazione dell’ex sito industriale di Papigno, che ha comportato e comporterà varie fasi: lo smantellamento e lo smaltimento delle ex coperture in eternit degli stabilimenti, la pulizia tutt’ora in corso della sala Claude, le analisi dei terreni, la rimozione dei rifiuti, la fitodepurazione, per un costo totale prossimo ai 5 milioni di euro.