di Massimo Colonna
Mentre il gruppetto di ‘fedelissimi’ anche sabato mattina presto si è ritrovato ancora nella basilica di San Valentino a ‘presidiare’ l’urna del santo, ecco che a mettere ordine sul proseguimento dei festeggiamenti arriva la nota del vescovo Giuseppe Piemontese, che proprio sabato mattina avrebbe anche avuto un incontro con il sindaco Leopoldo Di Girolamo per fare il punto della situazione, mentre nel primo pomeriggio è la Ceu (conferenza episcopale dell’Umbria) a esprimere solidarietà al presule di Terni.
La protesta dei fedeli: video
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La rivolta dei fedeli di San Valentino «Quello che abbiamo proposto quest’anno – spiega il vescovo – era un progetto bello per la città intera, condiviso da tantissima gente della città e di fuori, non condiviso da una parte della parrocchia di San Valentino e ostacolato con la prepotenza e violenza da un esiguo gruppo di persone, che con premeditazione hanno organizzato il tutto». La protesta è iniziata nel tardo pomeriggio di venerdì, dopo la recita del rosario in basilica. Un gruppetto di una ventina di persone, tra parrocchiani e residenti, hanno spostato le panche della parrocchia accerchiando di fatto l’urna del santo, con il chiaro intento di bloccare il trasporto della teca. Fuori dalla basilica intanto il furgoncino Mercedes aspettava il carico. Che però non è arrivato.
Tecnici per spostamento urna rimandati a casa Quando è arrivato monsignor Piemontese con i tecnici si è scatenata la protesta: da un lato alcuni uomini hanno iniziato a far sentire le proprie ragioni alzando la voce, dall’altra le donne del gruppo hanno iniziato a recitare il rosario, con il chiaro intento di impedire il trasferimento. A quel punto è iniziata una trattativa che il vescovo ha portato avanti in prima persona, attraverso tre o quattro tentativi di conciliazione. Tentativi però andati sostanzialmente a vuoto.
Scontro con la diocesi «Non puoi portarci via il santo»: questo sostanzialmente il messaggio che il gruppo di parrocchiani ha fatto passare, anche con toni accesi. «Abbiamo tentato di dialogare in tutti i modi – spiega il vescovo – facendo qualche proposta alternativa, ma tutto è stato inutile, anzi ha avuto come risposta un inasprimento dei toni, fino agli improperi e parole offensive». E quindi in diocesi sono costretti a far scattare il piano B: «Se non ci sarà un ripensamento all’ultimo momento da parte della parrocchia di San Valentino – prosegue il presule – continueremo il programma della festa così come stabilito, ma senza l’urna di San Valentino rimasta nella basilica».
Si passa in duomo E così sarà. Nella cattedrale di Terni, intanto, è stato esposto un busto contenente alcune reliquie di San Valentino, da decenni custodito nella chiesa madre ternana. Ora le celebrazioni, secondo quanto riferisce la diocesi, proseguono così: sabato alle 16 recita del rosario, alle 21 concerto dell’istituto musicale Briccialdi; domenica alle 9 la partenza del corteo delle istituzioni dal Comune verso piazza Duomo, alle 9.15 l’accoglienza delle istituzioni da parte del vescovo e il passaggio della porta santa; alle 9.30 celebrazione della messa pontificale.
Niente messe a San Valentino Uno dei nodi del contendere era anche la possibilità di celebrare le messe in basilica nel giorno di San Valentino. Una eventualità che adesso il vescovo esclude. «Resta in vigore – si legge nella nota – la disposizione del vescovo emessa in occasione della festa di san Valentino riguardo alla sospensione delle celebrazioni nelle chiese di Terni dalle 8.30 alle 12 del 14 febbraio per consentire la partecipazione dei sacerdoti e fedeli al solenne pontificale nella cattedrale di Terni».
La solidarietà dei vescovi dell’Umbria Intanto a manifestare solidarietà al presule di Terni, sono tutti vescovi dell’Umbria che in una nota parlano «di indebite pressioni nel legittimo esercizio di pastore della chiesa locale e di moderatore della vita liturgica della comunità cristiana affidata alle sue cure (cfr Canone 838). Di fronte a questa riprovevole situazione che manifesta grave mancanza di sensibilità ed appartenenza ecclesiale – si legge nella nota – la Ceu riafferma la piena ed esclusiva competenza del vescovo diocesano, in quanto “principale dispensatore dei misteri di Dio” nel regolare e disciplinare le azioni liturgiche e le processioni, affinché queste avvengono con dignità e decoro». Poi l’invito alla comunità diocesana locale esortata a «a stringersi cordialmente attorno al suo Vescovo e a condividere con lui la missione pastorale, consapevoli che il criterio del “si è sempre fatto così” – come ci ricorda autorevolmente Papa Francesco – non può essere eretto a norma immutabile di comportamento, ma che l’azione della Chiesa nel nostro tempo deve essere caratterizzata non dal timore della novità, bensì dall’ansia missionaria che fa superare barriere e steccati per portare a tutti la buona notizia del Vangelo».
Il consiglio pastorale Solidarietà al vescovo arriva anche dalla segreteria del consiglio pastorale che «esprime la sua solidarietà a monsignor Giuseppe Piemontese in questo particolare momento di tentazione da parte di colui che mira a dividere quella Chiesa che San Valentino con la sua testimonianza e il suo sangue ha riunito intorno al Signore Gesù. La maggioranza del consiglio pastorale diocesano fin dal primo momento ha sostenuto il progetto di un rinnovamento della festa del patrono con l’intento di stringerci attorno a San Valentino. La situazione difficile sotto l’aspetto economico e sociale richiede a ciascuno un supplemento di amore per le persone, l’ambiente e le situazioni e il coraggio di abbandonare come ci ricorda papa Francesco i lidi sicuri del ‘si è fatto sempre così’. Invitiamo tutti coloro di buona volontà ad accogliere l’invito del successore di San Valentino ad assumere un protagonismo creativo per una ‘operazione speranza’ che possa far risplendere Terni come Città dell’Amore e della Comunione».
La riflessione del collettivo Altro Festival-Stravalentino Ma le reazioni non si esauriscono e a intervenire sulla singolare vicenda è anche il collettivo Altro Festival-Stravalentino: «È comprensibile la gelosia atavica dei custodi della tomba di San Valentino per i resti del santo, così come la rabbia nel vederli portare via con una decisione non condivisa. D’altra parte è una polemica che dura almeno dal 1647, quando ci fu persino in ricorso in Vaticano, e giusto 10 anni fa ci aveva provato anche il vescovo Paglia e anche lui – dopo feroci polemiche – era stato costretto a rinunciare. Ma è davvero grottesco, assurdo, e paradossale che ci accanisca con le unghie e con i denti per “difendere” un’urna di cristallo, una statua d’argento, pochi frammenti di ossa, mentre la memoria, l’insegnamento, l’immagine, il simbolo di San Valentino vengono stuprati e massacrati per soldi nell’indifferenza generale. Se un centesimo dell’energia e della determinazione che i parrocchiani di San Valentino spendono per trattenere la tomba in basilica, la utilizzassero per fermare il banchetto che politici e pseudo imprenditori culturali stanno consumando sulla testa del Patrono, allora forse avremmo Eventi Valentiniani degni di questo nome e un Santo conosciuto e apprezzato dalla propria città. Non è una processione per le vie cittadine, che punta a riportare – una volta all’anno – il Vescovo di Terni nella sua chiesa, che deve indignare chi ama davvero San Valentino, ma lo sperpero di 60 mila euro di denaro pubblico che viene fatto in nome del Santo per iniziative che dicono di volerlo valorizzare e invece lo ignorano sistematicamente e ne utilizzano il nome solo come scusa per distribuire soldi a chi del Santo non importa nulla. Negli ultimi dieci anni il Centro Culturale Valentiniano e la parrocchia di San Valentino hanno portato avanti quasi da soli iniziative che hanno valorizzato e fatto conoscere in Italia e nel mondo il patrono di Terni. Proprio per questo dovrebbero essere i primi a desiderare che il Santo esca dalla basilica e conquisti la città. Per questo ci rivolgiamo a loro perché si impegnino a cessare una tristissima e indegna polemica che sta distraendo l’opinione pubblica dal vero scempio che si consuma ai danni del patrono, e di adoperino non per convincere il Vescovo a non farlo uscire dalla basilica ma per costringere il Comune a farlo uscire dalla città».
Twitter @tulhaidetto
