Il generale Guido Pesce

di Marco Torricelli

Il progetto c’è. I soldi no. Ma il museo, dicono tutti gli interessati, «si farà». A 22 anni da quando se ne parlò per la prima volta, sabato mattina, nel corso di una cerimonia che si è svolta in Provincia, tutti i soggetti istituzionali hanno preso un impegno formale: entro il 2014 il ‘Museo internazionale delle armi leggere’ sarà una realtà. Come, però, non si sa.

La frase Forse voleva essere una battuta, ma lo ‘stato dell’arte’ lo ha sintetizzato il presidente della Provincia, Feliciano Polli: «I soldi non ci sono – ha detto – ma il museo lo faremo lo stesso». Una certezza, infatti, è che riguardo ai 300 mila euro necessari, si hanno «degli impegni, da parte di alcuni enti – spiega il generale Guido Pesce, presidente della Onlus che vuole dar vita al museo – e abbiamo chiesto dei fondi anche alla ThyssenKrupp e alla Fondazione Carit». Ma certezze, pare di capire, poche.

Le certezze O, meglio, una certezza è rappresentata dal fatto che «sono disponibili circa 8 mila ‘pezzi’ (parte dei quali fanno parte della ‘Raccolta tecnica’, visionabile l’ultimo sabato di ogni mese – previa prenotazione – nei locali del Polo di mantenimento delle armi leggere di Terni; ndr) che potrebbero dar vita – osserva il generale Pesce – a quello che, senza ombra di dubbio, sarebbe il museo di armi leggere più completo esistente in Italia e tra i più interessanti in campo internazionale». E che la Onlus i candida a gestire per almeno 12 anni.

La storia Un museo che racconterebbe un pezzo importante della storia cittadina, della quale la Fabbrica d’armi, poi trasformata in Polo di mantenimento, ha contribuito a scrivere pagine importanti: «In quel chilometro, tra essa e le acciaierie – ha detto il sindaco Leopoldo Di Girolamo – si è davvero concretizzata la voglia e la capacità di sviluppo di quell’ingegno umano che ha contribuito in maniera decisiva alla nascita della città moderna». E che, garantisce chi sta lavorando al progetto: «Assicurerebbe un buon flusso turistico che, integrato con altre iniziative analoghe, contribuirebbe a proiettare la città verso un nuovo modello di sviluppo, non solo legato all’industria, ma anche a progettualità di carattere culturale, storico e turistico».

Un museo dinamico L’idea è quella di «ristrutturare il fabbricato esistente, ottimizzare le sale di esposizione ed utilizzare anche degli ausili informatici per meglio raccontare, al visitatore, come si sono evolute le tecniche di progettazione e realizzazione delle armi esposte». Poi si vorrebbe realizzare «un percorso ‘storico-emozionale’, composto da una passerella sopraelevata che permetterà l’osservazione di vari scenari storici e culturali connessi alle armi, con la ricostruzione di ambienti, reali e virtuali, di eventi che ne hanno fisato la memoria».

I soldi Un museo, insomma, che permetterebbe «un apprendimento dinamico, vissuto direttamente dal visitatore e non una mera esposizione di oggetti che, peraltro, grazie a nuove donazioni, ma anche alle confische, potrebbero essere ulteriormente incrementati». Un’idea forte ed intrigante. Che, però, come si è visto, deve fare i conti con qualche difficoltà. Anzi, per essere chiari: con 300 mila difficoltà. Tante quanti sono gli euro necessari per realizzarla.