di M. To.
Se proprio dovranno arrendersi, lo faranno almeno con la certezza di averle provate tutte. E per questo gli studenti – e i genitori – del liceo artistico ‘Metelli’, lunedì pomeriggio si presenteranno a palazzo Spada, durante i lavori dell’ultimo consiglio comunale dell’anno.
L’occupazione Quella alla quale hanno dato vita è una protesta che, per certi aspetti, è stata anomala e coinvolgente: i ragazzi hanno occupato la scuola che, stando alle determinazioni delle ‘autorità’ – scolastiche, ma anche istituzionali – dovranno lasciare a gennaio e i loro genitori li hanno supportati in tutto e per tutto. Fino a trascorrere con loro la notte di Natale all’interno della scuola stessa e a dar vita ad una sorta di ‘cena sociale’ nella serata del giorno di festa.
I laboratori Soprattutto perché «grazie alla presenza, nello stesso plesso, delle aule e dei laboratoti (del legno, dei metalli, di arte/ambiente, di ceramica/pittura; ndr) potevamo affiancare alle lezioni teoriche – spiegano gli studenti – quelle pratiche, che consistevano nella realizzazione manuale di quanto progettato in classe, mentre da gennaio saremo costretti a spostarci, con il servizio di navette che ci dicono verrà istituito, avanti e indietro per la città e solo per passare dall’aula al laboratorio».
Le proposte Loro, pur di restare nella sede attuale, si erano detti «disposti anche a fare i doppi turni, andando a scuola magari di pomeriggio, perché siamo convinti che sarebbe stato possibile, così, aggirare il divieto, vista la normativa antiincendio, relativo alla presenza contemporanea di un numero superiore alle 99 persone in contemporanea. Ma avevamo anche proposto, per cominciare, che fosse ripulita quella autentica discarica nella quale era stato trasformato il piano interrato della scuola e che aumenta, decisamente, il livello di rischio-incendio. Ma non siamo stati ascoltati».
LO SCANTINATO-DISCARICA: LE FOTO
Lotta senza quartiere Dopo le vacanze, insomma, i ragazzi dovrebbero fare i bagagli e trasferirsi, ma – ed è una delle cose che diranno al sindaco ed ai consiglieri comunali – potrebbero anche dar vita alla seconda, e più dura, fase della protesta: «Vogliamo sapere la verità vera – garantiscono – sulle motivazioni che determinano la nostra deportazione (usano proprio questo termine; ndr) e con l’appoggio delle nostre famiglie, che hanno compreso e condividono le nostre motivazioni, andremo fino in fondo e, se necessario, ci rivolgeremo alle autorità giudiziarie».
