di M.T.
La struttura ternana ‘dedicata’ alle cellule staminali potrebbe diventare l’unico centro di conservazione di tutto il sangue cordonale della regione. Le strutture, già ultimate, secondo l’assessore alla sanità, Franco Tomassoni, sono idonee.
La ‘banca’ Rispondendo ad un’interrogazione del consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Alfredo De Sio, sulla situazione della ‘Banca regionale per la raccolta e la conservazione delle cellule staminali da cordone ombelicale’, l’assessore spiega che «con l’azienda ospedaliera di Terni stiamo valutando come utilizzare le strutture già ultimate, conservando lì tutto il sangue cordonale della Regione, attraverso la formazione del personale ostetrico dei punti nascita».
Le difficoltà I tempi si sono allungati, spiega Tomassoni, perché «ci sono state difficoltà di doppio ordine: le prime di carattere normativo, perché sono cambiate tutte le regole che riguardano la costituzione e la gestione di una banca del sangue», con la conseguenza di «tutta un’altra serie di impegni e di regole che noi sicuramente faremmo fatica a gestire». E le seconde di carattere economico: «Non tanto per l’istituzione – dice l’assessore –quanto per la gestione».
Il personale Per gestire la ‘banca’, spiega Tomassoni, è necessario «che ci sia una struttura composta da un minimo di tre persone, due tecnici e un biologo, più tutta un’altra serie di personale che deve svolgere una serie di adempimenti». Terni, fino ad oggi, «funge da centro di raccolta e coordinamento regionale, effettua il primo screening sul sangue inviato, per poi procedere al trasferimento per la conservazione alla banca Sco, da individuare tra una convenzione o col la Regione Toscana o presso l’Umberto I° di Roma. Questo comporterebbe una spesa di circa 30 mila euro l’anno». E, quindi, magari per risparmiare, finisce che Terni ci potrebbe guadagnare.
