La sede della Provincia

di F.T.

Un’assemblea infuocata, segnata dal timore di ciò che potrà accadere se non si interverrà in tempo. Anche se per molti è già tardi. Lunedì mattina i lavoratori della provincia di Terni e i sindacati si sono incontrati nell’assemblea convocata dalle Rsu. Le richieste – precise – sono finite dentro un documento unitario. «Se non ci ascolteranno – affermano i sindacati – siamo pronti a occupare il consiglio provinciale».

Tagli Azzeramento delle indennità di consiglieri, assessori e dirigenti. Riduzione drastica dell’apparato amministrativo. Questo chiedono le Rsu della Provincia di Terni, accanto ad un piano di rientro specifico e dettagliato. «Nonostante le richieste avanzate a più riprese dalle Rsu – osserva Vanda Scarpelli, segretario regionale della Cgil Funzione pubblica – finora è stato fatto poco o nulla. Questa volta però siamo decisi ad andare fino in fondo, perché la responsabilità della situazione dell’ente è di chi lo ha governato, dal presidente agli assessori. Di certo non è dei lavoratori». Un attacco duro che accompagna gli scricchiolii che giungono da più parti circa il rischio di un eventuale dissesto finanziario per palazzo Bazzani.

Rischio-dissesto «Il problema finanziario è certo – osserva Gino Venturi, segretario generale della Uil ternana – Entro il prossimo 30 luglio la Provincia deve riuscire ad ottenere un ‘supporto’ economico ulteriore dalla Regione. Altrimenti partirà una procedura di ‘pre-dissesto’, introdotta dal governo Monti, che permette di accedere ad un prestito da restituire in dieci anni, accompagnato da condizioni pesanti e da un controllo rigoroso da parte della Corte dei Conti». Con la Provincia ‘sotto tutela’, si rischia un’impennata delle tariffe, ma anche tagli drastici ai servizi e ai costi per il personale. «La responsabilità di questa situazione è di chi ha amministrato l’ente – afferma il segretario della Uil – Prima di togliere il disturbo, gli amministratori devono rimediare ai danni più gravi che hanno provocato. Senza andarsene prima, perché con il commissariamento sarebbe peggio. Cosa chiediamo? In primis una riduzione dei costi della politica: presidente, giunta e consiglio devono rinunciare alle rispettive indennità. Chiediamo poi che vengano cancellate alcune figure, dal direttore generale dell’ente al capo di Gabinetto, due dirigenti e altrettanti assessori. Ad Orvieto – ricorda Gino Venturi – con la buona volontà di tutti, siamo riusciti a salvare il comune dal dissesto. Perché lo stesso non può avvenire anche a Terni?»

I timori La richiesta dei sindacati è anche per un confronto «trasparente» con la Regione sul destino della provincia di Terni: «la discussione non può avvenire solo fra politici – osservano i sindacati – perché di mezzo c’è il destino di lavoratori e di tante imprese coinvolte nell’indotto». Il rischio è di un altro duro colpo per l’economia locale, già provata da un’erosione – neanche tanto lenta – che ne sta ridisegnando l’assetto più profondo.

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