L’associazione culturale l’Astrolabio di Collescipoli lancia un appello. Questa volta si vuole rivolgere direttamente a monsignor Giuseppe Piemontese, vescovo della diocesi di Terni, Narni e Amelia, in merito ad un convento secentesco restaurato nel 2000, con i fondi pubblici del Giubileo, «divenuto purtroppo la classica storia italiana di tante risorse gettate».
Le critiche Il recupero «è stato oggetto di numerose critiche – spiega il presidente dell’associazione, Andrea Giovannini – in quanto sono state disperse le porte antiche, gettati i pregiati pavimenti di cotto ed è addirittura scomparso un magnifico armonium del 700». Le osservazioni di molti «hanno riguardato anche l’aspetto estetico; difatti non venne demolita una superfetazione che danneggia il prospetto sulle mura e non si rilasciò l’utilizzo pubblico il passaggio di collegamento con l’esterno delle mura, non rispettando quanto promesso pubblicamente alcuni anni prima».
L’hotel Il risultato finale è stato «comunque gradevole – aggiunge – tanto che la società alla quale venne affidato in gestione dopo il Giubileo, lo utilizzò come ‘Country house’, un hotel a 4 stelle». L’esperienza non fu, però, positiva e portò alla chiusura dell’albergo. «Negli anni successivi l’immobile è divenuto sede degli studenti dell’Adisu per poi nuovamente chiudere». Il convento di Santa Cecilia «venne utilizzato per alcuni anni anche come sede di seminari di associazioni religiose e di ordini religiosi, rimanendo in perfetto stato di conservazione».
L’ostello Lasciato per anni inutilizzato, dice ancora Giovannini, «venne richiesto da alcuni giovani che volevano creare un ostello per l’accoglienza dei pellegrini che si recano sui luoghi di San Francesco. La risposta non fu negativa, ma venne richiesta una cifra talmente elevata da dissuadere gli aspiranti imprenditori». Da un’idea positiva per il paese «si passò all’utilizzo, nel 2011, come centro d’accoglienza dei profughi della primavera araba, con il risultato di danni diffusi in tutta la struttura e la sensazione di spreco di risorse pubbliche e di un patrimonio importante per la Diocesi».
La solidarietà L’esperimento è stato così devastante «da insinuare in molti residenti la convinzione che i soldi per la solidarietà non venissero utilizzati correttamente», sottolinea il presidente dell’associazione l’Astrolabio. «Tutti ricordano i cassonetti di confezioni integre di alimentari buttati o l’utilizzo gratuito dei collegamenti pubblici, che di fatto precludevano a molti anziani di prendere l’autobus».
Oggi «Non volendomi soffermare troppo su questa avvilente pagina – dice – verrò ai giorni nostri, quando la struttura è stata richiesta per la magnifica rassegna di ‘Jazzit fest’. Sarebbe stata un’importante promozione del convento, ma la risposta fu negativa con la motivazione che il bene era stato posto in vendita». Nei mesi scorsi «è arrivata la richiesta di acquisto da parte di una fondazione universitaria americana; affare sfumato per l’importo eccessivo richiesto per l’acquisto».
L’appello «Ora la magnifica struttura è vuota – conclude Andrea Giovannini – come lo sono gli edifici pubblici che ospitavano l’università e la circoscrizione. La nostra associazione, che da anni si batte per la salvaguardia ed il recupero del borgo di Collescipoli, chiede a Monsignor Piemontese di intervenire direttamente, per creare in questo magnifico spazio un centro per i pellegrini, che ogni anno percorrono la via di San Francesco. Dando, così, un valore aggiunto alla Diocesi ed un contributo al recupero di questo borgo lasciato nel più completo abbandono da parte della pubblica amministrazione».
