di M.R.

L’associazione ‘Vivere il centro storico’, nata per contrastare l’inciviltà del rumore, pone sotto i riflettori un problema di ordine pubblico e allo stesso tempo una questione di decoro urbano: l’occupazione di ampie porzioni di suolo pubblico a servizio dei locali del centro e della movida.

‘Vivere il centro storico’ «A noi sembra che l’anarchia – scrivono dall’associazione -sia già imperante da molto tempo,  basta fare un giro nelle zone più interessate, cioè quelle della movida, per rendersi conto che vere e proprie cataste di tavoli, sedie, le pericolose stufe a fungo con le relative bombole di gas gpl e ogni altro tipo di suppellettile occupano 24 ore su 24 il suolo pubblico e in alcuni casi sono coperti  con orrendi teloni da camion che deturpano gravemente e impunemente anche gli spazi antistanti storici luoghi di culto. La sera poi – proseguono – si assiste ad una sorta di oceano di tavoli che occupano superfici spesso molto  superiori al permesso  concesso dall’Amministrazione,  ostacolando il transito ai mezzi di soccorso, alle auto e persino ai pedoni».

Proposte inascoltate «Per questo, come associazione, alcuni mesi or sono, abbiamo fatto delle proposte consegnandole agli assessori competenti, – ricordano – proposte contenute in un documento che riteniamo possa essere la base per la redazione di un regolamento per la convivenza tra le funzioni residenziali e le attività di esercizio pubblico e svago nel centro urbano».

Documento A proposito di occupazione del suolo pubblico, questa la proposta serrata dell’associazione: «Sgomberare entro le 24.00 dalla domenica al sabato e i tutti i prefestivi. Tale orario non potrà essere in alcun modo derogato anche in occasione dell’organizzazione di  eventi sia pubblici che privati (notti bianche, sagre, concerti ecc)». Il presidente di ‘Vivere il centro storico’, Marcello Giovanetti, nella speranza che l’amministrazione comunale accolga favorevolmente i suggerimenti dell’associazione, conclude: «Si possono coniugare business e rispetto dei diritti in un’ottica di sviluppo economico e sociale, con il contributo di tutti i soggetti interessati, ad iniziare dalla definizione dell’orario dei tavoli all’aperto più consono ad una Città civile e vivibile, rispettosa dei diritti collettivi e non più attenta solo agli interessi privati di pochi».