il 'parcheggio' del mercato

di Fabio Toni

Non mollano la presa. Loro, a due anni di distanza, quel trasloco non l’hanno affatto digerito. La crisi ci mette il suo carico di asprezza, ma «è solo una parte dei problemi, la minore». Il resto sta tutto lì, nella ‘scatola arancione’ bollente d’inverno e gelida d’estate. In un parcheggio che è per tutti, meno che per i clienti. E in quella sensazione che ormai li accompagna, tipica di chi si sente abbandonato.

Un coro di proteste Dopo la denuncia a due voci dei giorni scorsi, il coro delle proteste si allarga ad altri commercianti del mercato coperto di largo Manni. Ognuno ha la sua storia, le sue lamentele e le proposte. Anche se alla fine il punto di vista è condiviso. E purtroppo anche la previsione: «Se continua così, chiudiamo tutti».
Clienti scomparsi «Dal vecchio al nuovo mercato ho perso almeno l’80 percento dei clienti – racconta Lina Angeli – tutti quelli della zona di San Francesco e via Battisti. Quella struttura era centrale, a portata di mano». Largo Manni si trova a 500 metri in linea d’aria, ma sembra un altro mondo. «Siamo tagliati fuori. Tanti in città non sanno neppure che qui c’è il mercato. Non parliamo poi delle condizioni interne, a partire dalle temperature. In due anni che sto qui ho già bruciato due motori del banco frigo per il troppo caldo che c’è d’estate».

Il parcheggio Anche Giorgio Manni ha un bancone di gastronomia. La sua è una richiesta precisa rivolta al comune e al nuovo assessore al commercio: «Vogliono aiutarci davvero? Allora vengano qui a parlare direttamente con noi, con chi vive di persona i problemi di questa struttura che è bella e pulita, ma tutt’altro che funzionale. Basti pensare che d’inverno teniamo il nylon sugli ingressi per il troppo freddo mentre d’estate devo coprire il bancone con un lenzuolo per evitare che il sole rovini i cibi. Manca anche una rampa su quello che è l’ingresso meno visibile e accessibile». Uno dei problemi principali è il parcheggio: «Qui è una giungla – afferma Giorgio Manni – ci sono clienti che arrivano, non trovano posto e se ne vanno. Perché non viene messo a pagamento? Magari lasciando la prima mezz’ora gratuita a chi fa spesa nel mercato». Magari, compiendo anche qualche intervento, visto che anche di recente, con piogge più forti del normale, l’area si è trasformata in una sorta di laguna. La conclusione, comunque, è sempre la stessa: «Se continua così me ne vado. Venerdì scorso ho incassato 8 euro. I conti non mentono: con il passaggio da piazza del Mercato a largo Manni, ho perso almeno il 70% degli incassi».

Scelte sbagliate Parlano a turno, ma è come se lo facessero tutti insieme. E ne hanno per tutti. Paola Nullo gestisce una pescheria: «Ci sono pomeriggi in cui dai rubinetti esce solo acqua calda e non posso neppure rinfrescare il bancone. L’aria condizionata è stata installata ma di fatto è inutile, visto che la struttura è sempre aperta». Sabrina Guidarelli punta il dito contro «i soldi spesi per alcuni manifesti messi per rendere il mercato più visibile (visto il colore, non dovrebbe essere quello il problema; ndr). Una scelta completamente inutile – afferma – al pari dell’obbligo di apertura fissato per il martedì e il giovedì pomeriggio. C’è tanto da rivedere».

Promesse non mantenute Alle loro voci si aggiungono anche quelle di Mauro Bosi che vende carta e plastica, ma anche di Luisa Antimiani – ha un negozio di intimo – e di Alessandro Pascoli, Marisa Guerrini, Maurizio Fucile e Roberto Latini, tutti fruttivendoli. «Siamo fuori dal mondo del commercio – riflette quest’ultimo – e il nostro trasferimento ha contribuito ad alimentare anche la desertificazione del centro città. Piazza del mercato grazie a noi era più vitale. Ora non c’è nulla e chissà ancora per quanto». Dal trasloco sono passati due anni: Roberto Latini lo descrive come «un periodo segnato solo da sofferenze e promesse non mantenute. Come i rimborsi per chi aveva acquistato il proprio box nel vecchio mercato. Qui – spiega – ci sono giovani che vogliono lavorare e invece si fa di tutto per allontanarli. Se c’è l’intenzione di lasciarci morire, ce lo dicano chiaramente e basta»

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