di Marco Torricelli
Trasloco in vista, per i circa 90 anziani attualmente ospiti della struttura del Tiffany, gestita dalla (commissariata) cooperativa Aidas. Entro poco tempo potrebbero, loro e non solo loro, fare ‘bingo’.
Collerolletta Perché per gli anziani sarebbe uno spostamento certamente vantaggioso: potrebbero ritrovarsi in un posto decisamente più accogliente, con attrezzature moderne e servizi all’avanguardia come la nuova casa di riposo di Collerolletta, inaugurata il 1° agosto del 2013 dopo un lungo contenzioso e nella quale sono già ospitati circa 20 anziani trasferiti dalla ‘Domus Gratiae’.
Il Tiffany Il ‘vecchio’ Tiffany – l’ex albergo poi riadattato a casa di riposo, di proprietà della Big e gestito dall’Aidas, che paga l’affitto – resterebbe quindi vuoto. E la Big? Niente paura, potrebbe fare ‘bingo’ pure lei. Perché nel contratto di affitto era stata inserita una clausola – che prevede una penale milionaria a favore della stessa Big – in un caso del genere.
Le autorizzazioni Ma lo spostamento degli anziani, proprio come nel gioco del domino, darebbe il via a tutta una serie di effetti a catena: la struttura di Collerolletta risulterebbe praticamente ‘satura’ e le 60 autorizzazioni (cioè la possibilità di ospitare 60 anziani) che la Regione le riconosce, potrebbero essere trasferite altrove, cioè ad altri operatori, in quanto i nuovi ospiti porterebbero con loro le autorizzazioni relative alla vecchia struttura.
Il passaggio La regione, quindi, potrebbe assegnare le autorizzazioni – a quel punto non più necessarie – di Aidas ad un’altra cooperativa, una qualsiasi – che farebbe ‘bingo’ a sua volta – operante nel territorio regionale, purché avente i requisiti necessari: potrebbe anche accadere – è solo un esempio, ovviamente – che una cooperativa ternana decida di aprire una nuova struttura nel perugino e, magari, provi a prendersi e a portarsi dietro quelle 60 autorizzazioni. Se ne avesse le possibilità, potrebbe farlo.
Il danno Così facendo, però, l’Aidas rischierebbe di perdere circa 2 milioni di euro all’anno – ogni ospite ‘rende’ 87 euro al giorno e basta moltiplicare questa somma per 60, il numero di autorizzazioni e poi per 365, il numero dei giorni di un anno – e ‘regalarli’ alla concorrenza. Non proprio un affare, sembra. Anche perché, oltre al mancato introito immediato, c’è il rischio di un decadimento complessivo del valore della cooperativa. Che, va ricordato, è commissariata proprio per i problemi economici che l’affliggono.
Il valore Ma questo, infatti, è affare del commissario, Silvia Volpini, nominata alla fine dell’anno scorso dal ministero dello sviluppo economico, al termine di una lunga querelle che ha visto fronteggiarsi due fazioni in una lotta fratricida senza esclusione di colpi. Tra un ribaltone e l’altro, infatti, la situazione è sempre più degenerata, con ispezioni a ripetizione, fino alla decisione del ministero di nominare il commissario. Silvia Volpini, appunto.
Gli arretrati La quale Volpini, però, al momento non è riuscita nemmeno a pagare gli ultimi stipendi arretrati del personale – c’è gente, lì dentro, che non vede un soldo praticamente da un anno – perché le sue competenze, l’Aidas è in regime di ‘concordato dal 7 novembre, non le permetterebbero di saldare tutti gli arretrati, ma solo quelli relativi agli ultimi due mesi dell’anno. Ma pare che non si trovino le vecchie buste paga e, quindi, non si potrebbero fare i conteggi.
Il sindacato Gino Venturi, il segretario ternano della Uil ci va con i piedi di piombo: «Delle eventuali manovre che sarebbero in corso non ho notizie certe – dice – ma di sicuro le lavoratrici dell’Aidas hanno il diritto di ricevere quanto spetta loro e noi ci stiamo dando da fare perché questo avvenga nel più breve tempo possibile».
La manifestazione Venturi spiega di aver «sollecitato, più volte, il commissario ministeriale e se la situazione non si sblocca in fretta saremo costretti a dar vita a forme di protesta più incisive, che fino ad ora il personale non ha voluto prendere in considerazione per evitare disagi agli anziani ospiti delle case di riposo». Lunedì mattina alle 10, però, le socie-lavoratrici si ritroveranno sotto la sede dell’Aidas per protestare e, annuncia Venturi, «io ho chiesto un incontro con il prefetto, perché è indispensabile un intervento autorevole come il suo».
Le istituzioni Anche perché un fatto è certo: se le autorizzazioni passano di mano «all’Aidas si creerà anche un problema di carattere occupazionale, perché ci risulta che per l’assistenza a 60 anziani occorrono, complessivamente, tra personale medico e di servizio, circa 40 persone, che a quel punto sarebbero in esubero». Secondo Venturi «sarebbe necessaria un’autentica mobilitazione, mentre tutto sta accadendo nel più completo e vergognoso silenzio delle istituzioni e della politica».
