di Marco Torricelli
Qui, se non stiamo attenti, va a finire che la faccenda della diocesi di Terni si trasforma in un affare internazionale. Già, perché se non bastasse il fatto che, ovviamente, c’è di mezzo uno stato estero come il Vaticano, adesso ne spunta pure un altro: Malta.
Malta Già, perché uno dei possibili uomini chiave dell’intera vicenda, al quale l’ex vescovo, Vincenzo Paglia, avrebbe delegato – in forme, tempi e modi tutti da chiarire – molti dei moltissimi affari che sono oggetto, adesso, dell’esame dell’amministratore apostolico, monsignor Ernesto Vecchi, ma anche della magistratura, pur essendo rigorosamente umbro e ternano di adozione, indica come indirizzo di residenza proprio quello della Curia. Ma, soprattutto, ha la cittadinanza maltese. Che, per carità, mica è un reato. Però è quanto meno curioso.
Le società A fare un po’ di ricerche si rischia di perdersi in un groviglio di nomi e sigle: Goma, Gestervit, Doces, Inip, Umbria gestioni immobiliari, Immobiliare tiberina, Immobil group, Isad; oltre a molte altre, alcune delle quali risultano poi cancellate o inattive e le cui ragioni sociali variano dallo ‘sviluppo di progetti immobiliari senza costruzione’, alla ‘valorizzazione e promozione immobiliare’, alla ‘locazione immobiliare’, alla ‘costruzione di edifici’. In tutte, però, c’è un nome ricorrente. Quello di un dipendente della Curia ternana che, in alcuni atti ufficiali, risulta indicato anche come «legale rappresentante dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero di Terni, Narni e Amelia». E che ha la cittadinanza, appunto, maltese. Ma non solo.
La sorpresa Perché nelle carte appare anche un altro nome, quello di monsignor Francesco De Santis, che fino alla nomina dell’amministratore apostolico ha ricoperto il ruolo di ‘reggente’, in sostituzione di monsignor Paglia, e che – per dire – è stato protagonista, con la Doces, una delle società di cui sopra, anni fa coinvolto in una vicenda giudiziaria relativa al Grand Hotel Terme Salus Pianeta Benessere di Viterbo. Appare curioso, insomma, che in questi giorni, a Terni e non solo, si faccia finta di cadere – sia detto con tutto il dovuto rispetto – dalle nuvole.
Le segnalazioni Tanto più che in Vaticano, già da un bel po’ di tempo, spesso con i toni accorati del credente deluso, si sono susseguite le segnalazioni relative ad operazioni che venivano definite discutibili e che poco avrebbero avuto a che fare con faccende spirituali, ma che venivano denunciate come mere operazioni immobiliari. Molte delle quali riconducibili proprio ad alcune delle società di cui si è detto. Tanto che, a qualcuno oltre Tevere, deve essere venuto qualche dubbio. Ecco spiegati, forse, i sette mesi trascorsi dalla ‘promozione’ dell’ex vescovo e l’invio, adesso, di un amministratore apostolico. Con un incarico che appare chiaro: tirar fuori tutti i libri. Ma non quelli sacri.
La massoneria Un dettaglio che non poteva mancare: molti dei personaggi che in questi anni hanno ruotato intorno, ma spesso sono stati direttamente interessati per via delle loro professioni – imprenditori edili, avvocati, commercialisti – nella girandola di attività che hanno avuto come fulcro la sede della Curia ternana farebbero parte di una specifica e molto potente loggia massonica cittadina. Che è un po’ come dire che alla cura delle anime si è pensato bene di aggiungere una, decisiva, attenzione a questioni più pratiche. Solo che qualcuno deve essersi sbagliato.
