di Marco Torricelli
La scelta è stata quella del low profile: sabato la congregazione dei vescovi ha laconicamente comunicato che, «protraendosi i tempi per la nomina del nuovo vescovo di Terni, Narni e Amelia, assume l’incarico di amministratore apostolico della diocesi, Ernesto Vecchi, vescovo ausiliare emerito dell’arcidiocesi di Bologna e titolare di Lemellefa».
Sette mesi Il fatto è che monsignor Vincenzo Paglia, vescovo di Terni per 12 anni, ha di fatto lasciato l’incarico il 26 giugno 2012 – sette mesi fa – quando è stato nominato presidente del pontificio consiglio per la famiglia e ‘promosso’ ad arcivescovo. Un tempo un po’ troppo lungo – nel corso del quale al timone, in qualità di facente funzione, c’è stato monsignor Francesco De Santis, e che ha fatto sorgere più di una perplessità. Anche perché lo stesso Paglia, nei giorni scorsi, aveva confidato ai parroci di temere che «il nome del mio successore lo conosceremo dopo Pasqua».
I conti Le perplessità si sono trasformate in timori quando un gruppo di dipendenti della Curia – in totale sono una quindicina – si sono rivolti, niente meno, che alla Cgil di Terni, avendo ricevuto la proposta della trasformazione dei contratti di lavoro da full-time a part-time o, in alternativa, di dar vita ad una cooperativa: «Siamo in pena – racconta uno di loro – soprattutto perché, dopo la partenza di monsignor Paglia, abbiamo avuto la sensazione che le cose stessero precipitando, che nessuno sapesse bene che pesci pigliare e che, per troppo tempo, si fosse vissuto al di sopra delle effettive possibilità». Tornano a farsi avanti, quindi, i dubbi sulle reali condizioni delle casse della Curia ternana: «Monsignor Paglia – prosegue il dipendente – ci ha sempre rassicurato, ma adesso abbiamo davvero paura».
Le regole Quando una sede vescovile diviene vacante, il Papa può provvedere alla nomina di un amministratore apostolico e questa decisione, di fatto, azzera tutti gli organismi di governo della diocesi: gli uffici del vicario generale e dei vicari episcopali, i consigli presbiterale (una sorta di senato diocesano, riservato ai soli sacerdoti) e pastorale (al quale partecipano anche laici); anche se l’amministratore può confermare, in forma delegata, il vicario generale e i vicari episcopali. Sembra di assistere a quanto avviene prima della cessione di un’azienda: si tagliano un po’ di teste, si sfoltisce il personale, si razionalizzano i centri di costo e poi si va sul mercato.
L’amministratore Monsignor Ernesto Vecchi ha 77 anni ed ha un curriculum lungo, senza offesa, come una quaresima: tra le mille altre cose è stato Segretario particolare del cardinale Giacomo Lercaro, parroco, vicario pastorale di Bologna Ovest, vicario episcopale per il culto e la santificazione. È stato ordinato vescovo il 13 settembre 1998 ed ha rinunciato all’incarico di vescovo ausiliare l’8 febbraio 2011, per raggiunti limiti di età. Insomma, anche se è vero che «le vie del signore» eccetera, pensare a lui come possibile nuovo vescovo, è quanto meno complicato. La prima parola che viene in mente, piuttosto, è un’altra: liquidatore.
