di Marco Torricelli
Aggressivo. E, pure, polemico un bel po’. Celestino Tasso, segretario della Fim ternana, esce allo scoperto e lancia una paio di messaggi inquietanti: ci sarebbe qualcuno che vuole mettere la sordina alle trattative in corso per la cessione delle acciaierie e paventa che dietro questa operazione si nascondano oscure manovre speculative.
La polemica «Era condivisa da tutti – ricorda il segretario della Fim – la presa di posizione dell’intero territorio rispetto alla vicenda della vendita del sito siderurgico di Terni e del tentato spacchettamento societario e produttivo». Ma, denuncia, «con il proseguire del tempo e dell’avvicinarsi delle elezioni politiche sono cominciate le azioni di sopimento, i distinguo e i silenzi politici». Intramezzati, attacca, da «improvvisi lampi di fulgida luce accecante, caratterizzati dai ‘Ci compra Tizio, lo garantisco io’, oppure: Ci compra Caio, garantisco io’, come se fosse dirimente – spiega Tasso – chi fosse il compratore e non il progetto industriale legato all’acquisto dei diversi soggetti ventilati o auspicati».
Le priorità E allora il sindacalista rimette in fila quelle che sono le questioni a suo avviso prioritarie: intanto «riteniamo inaccettabile il metodo usato dalle multinazionali, che di fatto ha escluso le organizzazioni, sindacali territoriali e nazionali, da qualsiasi decisione e discussione in materia di progetti, strategie e decisioni». Ma non solo. «Noi della Cisl – insiste Celestino Tasso – esprimiamo forte preoccupazione per il nuovo e mutato scenario di prospettive e assetti industriali che si sta delineando, ritenendolo peggiorativo rispetto a quanto presentato in precedenza per l’intero asset di Terni».
No ai ‘fondi’ Decisivo, insiste il segretario della Fim-Cisl, «sarà l’intervento ministeriale, per definire non solo i criteri di vendita, vincolando il progetto di cessione al mantenimento occupazionale, delle capacità impiantistiche del sito, degli accordi di miglior favore e della trasformazione dei contratti temporanei in definitivi», salvaguardando «i livelli occupazionali diretti e indiretti». Senza dimenticare che «ribadiamo la nostra assoluta contrarietà e indisponibilità alla cessione degli asset del sito di Terni verso fondi speculativi». Chi compra, quindi, dovrà presentarsi a un «tavolo di confronto in sede governativa, perché nella condivisione del nuovo piano industriale non solo venga mantenuta l’intera strategicità del sito di Terni e la sua competitività, ma siano chiare le risorse, i modi e i tempi per divenire, con certezza, il quarto competitore europeo, come richiesto dalla commissione antitrust».
No speculazioni Quelle che Tasso paventa sono «pericolose operazioni speculative tendenti a penalizzare il sito di Terni», perciò chiede «che i piani operativi e i volumi produttivi previsti per Terni siano mantenuti, così come devono essere assolutamente e irrinunciabilmente mantenuti tutti gli impianti collocati nel sito di Terni, senza procedere a smantellamenti o trasferimenti che possano indebolire il concetto industriale attuale impedendone, di fatto, la vendita annunciata». Che deve riguardare «il sito di Terni nella sua integrità, compreso il Tubificio, perché questa integrità è fondamentale e strategica per l’intero settore inox italiano».
Ilserv Intanto all’Ilserv, una delle aziende ternane partecipate di Ast, è stato indetto lo stato di agitazione, provocato «dall’atteggiamento lesivo dei normali rapporti sindacali che sta tenendo l’azienda – dicono le Rsu – e in particolare l’aver taciuto della perdita di un appalto in piena trattativa, sia con i rappresentanti sindacali aziendali che con le segreterie territoriali».
