di Marco Torricelli
Che 450 sia meno di 880 è un fatto. Inequivocabile. Come pure che se a uno gli offrono 880mila euro per acquistare una cosa e, poi, quella stessa cosa la vende a 450mila, non fa certo un affare. Però, si dirà, uno la roba sua la vende a chi gli pare. Giusto. Se fosse roba solo sua.
La proposta La storia inizia il 2 agosto del 2002, quando Mauro Struzzi, titolare dell’impresa edile che porta il suo nome, manda una lettera alla Diocesi. Nella missiva c’è scritto che lo stesso Struzzi offre, appunto, 880mila euro per acquistare un terreno. Nessuno, pare, gli risponde e, due anni dopo, il 27 settembre del 2004, l’imprenditore ci riprova. Manda una raccomandata, alla Diocesi e all’Istituto diocesano per il sostentamento del clero, nella quale, oltre a ricordare la lettera precedente, dice proprio questo: «A tutt’oggi non ci è pervenuta nessuna risposta». Che non tarda, stavolta, ad arrivare.
La vendita Ma non direttamente a lui. In quanto il 20 dicembre del 2004, con un rogito registrato dal notaio Clericò, l’Istituto diocesano per il sostentamento del clero cede quello stesso terreno alla MT Cinema – si tratta dell’area sulla quale sorge oggi un cinema multisala – per una somma di 450mila euro. Cioè 430mila in meno rispetto a quanto offerto da Struzzi che, probabilmente, nella sua prima offerta aveva anche messo in preventivo di doverla addirittura alzare: di solito, quando ti offrono qualcosa per acquistare una cosa tua, provi a ‘tirare’ sul prezzo, ma al rialzo.
Il contesto Quella dell’area di via Bramante è una delle tante storie sulle quali, in questi anni, è sorta quella che si è provato a far passare per una specie di leggenda metropolitana: ne fanno parte, tra gli altri, il castello di san Girolamo a Narni e il complesso di santa Monica ad Amelia. Tutta roba, in un modo o nell’altro, riconducibile alla Chiesa ternana, tutta sotto inchiesta – anche sull’operazione Istituto-MT Cinema starebbe lavorando la guardia di finanza – e, nel caso del castello di san Girolamo, qualcuno è pure finito dietro le sbarre.
I dubbi Ovvio che, in questo caso come in tutti gli altri – arresti compresi, visto che martedì passeranno al vaglio del tribunale del riesame – è opportuno mettere in risalto il fatto che ad accuse e denunce non necessariamente corrispondono colpevolezze, ma un fatto è certo: qualcuno aveva offerto una cifra notevolmente superiore a quella alla quale, poi, quel terreno – che prima di entrare nella disponibilità dell’istituto diocesano per il sostentamento del clero apparteneva alla parrocchia della Santa Croce – è stato ceduto.
Le domande Insomma: magari sono solo affari loro, ma è chiaro che qualcuno – gli inquirenti, per esempio – potrebbe essere curioso di sapere se, per esempio, l’offerta fatta da Mauro Struzzi sia stata effettivamente presa in considerazione – dall’Istituto e dall’allora vescovo, Vincenzo Paglia – e, nel caso, perché sia stata scartata. Ma anche perché all’imprenditore non si sia mai risposto.
Il riserbo Lui, Mauro Struzzi, non ha voglia di parlare della cosa: «Non so chi le abbia fornito queste informazioni – si limita a dire, senza smentire cifre e date – ma se è vero che ci sono delle indagini in corso, credo che lei si debba rivolgere a chi le sta svolgendo e non certo a me». Un riserbo comprensibile, visto che la storia di quelle aree, ed in particolare di una parte, di cui era proprietario il Comune di Terni, ha interessato nel 2007, per un indagine della procura della repubblica terminata con l’archiviazione, anche sua moglie, Tiziana Tombesi, a quel tempo consigliere comunale.
