di Re.Te.
Adesso la faccenda si fa seria. Perché, dopo i partiti e i movimenti politici, contro l’utilizzo della Passeggiata per la festa del Pd è scesa in campo anche la Chiesa. E non da oggi. Perché già alla fine di giugno, insieme a ‘Italia nostra’ e al Wwf, l’ufficio per i beni culturali ecclesiastici della Diocesi aveva preso posizione. Ed è tornato a farlo ancora.
Il fronte Tutti e tre, «facendo seguito alla raccomandata inviata in data 25 giugno 2013», ecco la conferma della precedente iniziativa, si sono rivolti al ministero per i beni culturali – ma anche alla procura della repubblica – e «segnalano nuove notizie in merito alle distruzioni» che si sarebbero verificate durante la festa del Pd del 2012, «avvenute nel cortile del Duomo in collegamento con la Passeggiata di Terni (orto botanico e lapidarium all’aperto, bene vincolato ai sensi del decreto legge numero 42 del 2004), accesso usualmente tenuto aperto anche per motivi di sicurezza al fine di agevolare il deflusso delle persone in caso di situazioni di emergenza all’interno del parco».
L’elenco E spiegano che «i beni culturali devastati sono i seguenti: una scultura del ‘700 decapitata (la testa è scomparsa, probabilmente rubata); una lapide marmorea con iscrizione relativa al pulpito della cattedrale di Terni, particolarmente curata, con intarsi in prezioso marmo verde, distrutta e ridotta in centinaia di frammenti. Totalmente irrecuperabile; oltre ai muri del chiostro degradati con bestemmie e orrendi disegni. Tutto questo a voler tacere di quanto è già più volte avvenuto anche all’interno del parco stesso nell’inesistenza di una seria vigilanza comunale ex ante ed ex post rispetto alla manifestazione».
L’inventario Secondo la Diocesi e le associazioni ambientaliste, poi, «la Soprintendenza è notoriamente carente di un congruo numero di ispettori atti ad assicurare la tutela del bene in oggetto, tanto da delegare al comune la relativa vigilanza – ente che tuttavia non può possedere le sensibilità di cui dispone il ministero», ma soprattutto la stessa Soprintendenza «non possiede nemmeno un inventario ab origine dei beni culturali presenti nel parco, come scritto in una missiva a noi inviata in data 30 luglio 2013».
La richiesta E quindi chiedono «di revocare in via di autotutela l’autorizzazione per la nuova ed ennesima manifestazione, con sagra mangereccia inclusa e speculazioni commerciali, poiché illegittima rispetto a leggi nazionali e normative locali», in quanto «contraria a un autentico spirito di conservazione – anche d’immagine- dell’integrità del bene culturale vincolato».
