Ernesto Vecchi

di Marco Torricelli

L’occasione l’ha offerta la festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, ma l’amministratore apostolico della diocesi, monsignor Ernesto Vecchi, ne ha approfittato per «una riflessione sul ruolo dell’informazione nella società moderna» ed anche per fare il punto sulla situazione della diocesi stessa.

La fede e la comunicazione Decisiva, secondo il vescovo, per la Chiesa è quella che è stata definita la «diaconia della cultura» anche nel «continente digitale», per raggiungere «anche coloro che non credono o sono sfiduciati, ma hanno nel cuore desideri di assoluto e di verità». Dal momento che i nuovi mezzi di comunicazione «consentono di entrare in contatto con ogni categoria di persone». Poi ha ancche accettato di parlare, nello specifico, dei giornalisti ternani.

L’INTERVISTA A MONSIGNOR ERNESTO VECCHI

La situazione Ovvio, ed è stato lo stesso monsignor Vecchi ad introdurre l’argomento, che si parlasse anche della situazione economica – e non solo – della diocesi: «Stiamo ancora facendo a ‘braccio di ferro’ con alcune banche – ha spiegato – per definire, grazie al prestito che ci ha concesso lo Ior, la situazione debitoria, ma siamo ormai a buon punto e tutti i debiti saranno saldati entro brevissimo tempo. Poi, però, c’è da mettere a posto la gestione ordinaria».

Le banche Le transazioni con gli istituti di credito (in corso c’è quella con Banca Prossima, pare per oltre 4 milioni di euro), ha detto Vecchi «ci permettono di risparmiare oltre due milioni di euro, ma è chiaro che prima del 2016 non riusciremo a rimettere in equilibrio il totale dei conti della diocesi».

Il bilancio Nel 2013, anche se il conteggio definitivo è ancora in corso «la diocesi dovrebbe chiudere il bilancio con un passivo di un milione e 300mila euro – ha spiegato il vescovo – soprattutto a causa dei 600mila euro di interessi passivi che si sono pagati per i debiti con le banche e che, nel prossimo bilancio non saremo più costretti a versare». Dei restanti 700mila, ha detto Vecchi, circa 500mila erano rappresentati dagli stipendi per il personale e questa è un’altra voce che dovrà essere oggetto di spending review».

Le dimissioni Un dato interessante, peraltro, è quello – fornito indirettamente – sull’ammontare degli emolumenti che ricevevano i due ex dipendenti della diocesi (Luca Galletti e Paolo Zappelli), finiti in carcere nel 2013: «Con le loro dimissioni – ha spiegato monsignor Vecchi – il monte-stipendi della diocesi è già sceso a 420mila euro». I due ex dipendenti, insomma, costavano 80mila euro all’anno.

Il personale Il vescovo ha insistito su un concetto: «Noi non vogliamo licenziare nessuno, ma dobbiamo ridurre il costo del personale almeno della metà. Io ho bussato a tante porte e se sarà possibile ricollocare qualcuno dei 14 dipendenti, ne saremo felici, altrimenti dovremo fare ricorso ai così detti ammortizzatori sociali, alla riduzione dell’orario di lavoro e a tutte le altre forme di supporto che la legge prevede».

Paglia Ha destato curiosità – per la verità più di qualcuno ha storto la bocca – la notizia del ritorno a terni, il 9 febbraio prossimo per la ‘Festa della promessa’, dell’ex vescovo, Vincenzo Paglia: «Il mio predecessore ha fatto molte cose buone per questa diocesi e questa ricorrenza – ha detto monsignor Vecchi – che peraltro nel giorno di San Valentino porterà quest’anno i fidanzati a cambiarsi la promessa di matrimonio davanti a papa Francesco, è una di quelle».

Nessuna assoluzione Ma la figura di Vincenzo Paglia resta molto controversa, in città e la cosa a monsignor Vecchi non sfugge di sicuro: «So bene di cosa stiamo parlando – ha infatti confermato – ed ho il massimo rispetto per le istituzioni civili che stanno svolgendo degli accertamenti. Ribadisco che invitare monsignor Paglia a Terni, per quella occasione, è un gesto dovuto, ma che non deve essere scambiato per un’assoluzione».

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