I bambini del campus estivo

di Francesca Mancosu

«Siamo tutti uguali. Non ci importa se siamo italiani, albanesi, o romeni». Un assunto banale, che non dovrebbe stupire, ma che colpisce con forza se a dirlo è un ometto di 12 anni. Lui è Fabio, uno dei 40 bambini che fino al 26 luglio prenderanno parte al campus estivo della scuola elementare ‘Giovanni Falcone e Paolo Borsellino‘, uno degli istituti cittadini con la più alta percentuale di studenti stranieri, già oggetto di una delle tappe di ‘Terni, una città che cambia’, il nostro reportage fra i quartieri di Terni ad alto tasso d’immigrazione.

Restare insieme A poco più di un mese di distanza siamo tornati nella scuola primaria del ‘Quartiere Italia’, per farci raccontare il nostro ‘meltin pot’ dal di dentro, vale a dire dai bambini. Fra i disegni, le musiche, i libri e le capriole che riempiono le aule anche se lezioni sono finite, si accavallano le loro voci. Italiani, filippini, romeni, albanesi, e pure un siciliano, che a prima vista sembra un indiano. «Siamo cresciuti insieme e ora che andremo alle medie abbiamo paura di non vederci più, ma faremo di tutto per restare insieme», racconta Maria, 10 anni, abbracciata a Sara, la sua amica del cuore. Nata in Romania, si è trasferita a Terni pochi anni fa, dopo la nascita della sorellina Anna, che tiene in mano una lumaca raccolta in giardino. «In classe ci siamo sempre raccontati le usanze dei nostri paesi d’origine, ci scambiamo giochi, i cibi che le nostre madri preparano per le feste. Cerchiamo di imparare le nostre lingue; io per esempio so leggere e scrivere in romeno, ma vorrei studiare anche l’ungherese, la lingua di mio padre».

Una scuola di ballo Accanto a Maria, spunta Fabio, cresta gialla e maglietta di Batman indosso. Venuto dall’Albania, ma con un italiano impeccabile, e il sogno di aprire una scuola di danza. «Abbiamo già scelto il nome: si chiamerà ‘Tra i passi della danza’», dice, mentre mostra orgoglioso il cartellone che un giorno sarà l’insegna della sua scuola. «Stiamo preparando un musical – annuncia – con coreografie inventate da noi, ma intanto ci esibiamo, divisi in squadre. Ci sono anche dei giudici, che scelgono la squadra vincitrice anche con il voto del pubblico. I più bravi possono festeggiare lanciando in aria coriandoli, poi in premio ricevono la scopa per spazzare il pavimento e rimettere tutto in ordine».

Conservare le proprie tradizioni Fra tanto entusiasmo e sogni di gloria, si intrufola il sorriso adulto di Emma, anche lei di origini albanesi. «Io sono nata qui a Terni, e sono tornata solo una volta in Albania, finora, per il matrimonio di un mio cugino. Non so parlare bene la mia lingua, purtroppo, ma vorrei anche io imparare a leggerla e a scriverla bene, e conoscere meglio il paese dei miei genitori».

Il campus estivo «Questo campus – racconta Gina, mediatrice culturale – è un esempio prezioso di come sia importante per i bambini stare insieme, condividere esperienze. Il 40% di loro è di origini straniere, la maggior parte di loro sono nati qui o arrivati quando avevano solo 2-3 anni, quindi per loro non fa alcuna differenza il paese di provenienza. Cerchiamo di stimolarli a raccontare le loro storie, attraverso disegni, o frasi scritte sul ‘libro senza parole’, e di coinvolgerli in tante attività: dai laboratori di pittura a quelli di cucito, alle gare di ballo e all’aiuto compiti».

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