di Re.Te.
Il grido d’allarme, l’ennesimo, arriva dal sindacato: «Mentre il governo annuncia l’abolizione delle provincie – denunicia la Cgil – Funzione pubblica di Terni – le provincie sono già in agonia. Una lenta agonia da tempo annunciata e costruita con ripetuti tagli compiuti dallo Stato».
L’annuncio Un’agonia, denuncia il sindacato, «che potrebbe trascinare nel suo letale percorso servizi, funzioni e lavoratori. Questa sembra essere in particolare la situazione della provincia di Terni annunciata in tutta la sua difficoltà dall’assessore al bilancio, venerdì 5 luglio scorso, durante una riunione con le organizzazioni sindacali e le Rsu». Vittorio Piacenti d’Ubaldi, l’assessore, avrebbe evidenziato «la mancanza di importanti risorse per la chiusura in pareggio del bilancio, risorse che in gran parte sono mancate dalla Regione, la quale a fronte di funzioni e competenze delegate non ha proceduto fino ad oggi al loro finanziamento».
Il calendario La prossima scadenza è già fissata: «Il 30 luglio la provincia di Terni dovrà definire il proprio futuro e potrebbe anche prevedere – è l’inquietante presagio che fa la Cgil Fp – un piano programmato di dissesto. Su questo scenario si gioca il futuro dei servizi come la tutela dell’ambiente, le scuole, i centri per l’impiego, la cura delle strade, vigilanza costruzioni, nonché il futuro delle lavoratrici e dei lavoratori che questi servizi erogano». Le Rsu della provincia di Terni, «preoccupate della situazione già da tempo avevano chiesto di ridimensionare i costi della politica e quelli dell’amministrazione. Una richiesta a cui oggi si risponde che non sarebbe stato sufficiente per le difficoltà economiche dell’ente».
Tempo scaduto La situazione, conclude la Cgil, «è grave e chiediamo che si apra subito e senza ulteriori rinvii un serio confronto sul futuro della provincia di Terni, un confronto trasparente che deve prevedere la presenza di tutti i soggetti interessati regione, Provincia di Terni organizzazioni sindacali, le Rsu». Perché «il tempo è già scaduto: cittadini e lavoratori chiedono trasparenza e responsabilità».
