di M.T.
Tra una settimana sulla fontana di piazza Tacito riapparirà il pennone, ma ‘Italia nostra’ e Wwf chiedono alla fondazione Carit di far apparire anche altro. Vogliono conoscere «i termini dell’appalto», perché «i tempi impongono non soltanto la massima trasparenza, ma anche l’adozione dello standard procedurale più congruo possibile».
Le norme Le fondazioni bancarie, è bene ricordarlo, non sono equiparate a soggetti di diritto pubblico, ma «esse rappresentano un alto interesse collettivo – dicono Andrea Liberati, presidente ternano di ‘Italia nostra’ Terni e Giuseppe Rinaldi, segretario regionale di Wwf – e sono comunque assoggettabili a procedure di evidenza pubblica in particolari circostanze stabilite dal Codice degli appalti».
I lavori Soprattutto perché per il restauro della fontana, 615mila euro l’importo dei lavori, «c’è un rilevante contributo pubblico, di Comune ed Asm, e non appare immaginabile assumersi il rischio di ‘fare figli e figliastri’ con le imprese, invitandone alcune ed escludendone altre». Secondo ‘Italia nostra’ e Wwf, insomma «sono molte le ragioni per le quali, ancorché non imposta dalla legge, sarebbe stato giusto comunque indire una gara a evidenza pubblica».
Gli atti L’invito, rivolto a presidente e vicepresidente del consiglio di amministrazione della fondazione, Mario Fornaci e Francesco Quadraccia, è insomma quello di disporre «la pubblicazione degli atti di questo appalto, chiarendo quante e quali imprese siano usualmente invitate a partecipare; le ragioni della loro convocazione così come dell’altrui esclusione; i parametri stabiliti anche in termini di eventuali conflitti di interesse e di possibili interferenze; le garanzie qualitative ottenute e le economicità conseguibili; quant’altro utile a rafforzare l’immagine della fondazione».
La trasparenza Il tutto, poi, dovrebbe essere «reso accessibile on line, nel sito istituzionale, dando così alla città l’opportunità di verifiche certe, nel solco delle best practices di stampo europeo, senza che debbano essere i cittadini-soci a dover chiedere informazioni specifiche in merito». Molte fondazioni bancarie, concludono Liberati e Rinaldi, «hanno preferito per lunghi anni riparare dietro un’incomprensibile cortina fumogena la loro attività di stazione appaltante: ecco allora che Terni potrà rappresentare quell’eccezione che tornerà utile non solo per l’oggi, ma in vista della riforma legislativa di un meccanismo di finanziamento di progetti sul territorio comunemente valutato come opaco e sorpassato».
