di M.T.
Sceglie di partire citando Battisti, il presidente di Italia nostra, Andrea Liberati: «…e ricoprir di terra una piantina verde sperando possa nascere un giorno una rosa rossa…», ma poi la sua denuncia diventa molto meno poetica.
Il verde «Basterebbe ascoltare Battisti – dice Liberati – per avere una città meno grigia: occorre infatti restituire alle essenze arboree la terra loro necessaria. È urgente ‘ossigenare’ alberi e piante – da via Battisti a viale della Stazione, da via Fratti a via Mazzini – solo per soffermarsi su parte del centro città». Tacendo, rimarca, «degli osceni vasi di piazza Tacito, da tempo divenuti gettacarta», mentre «tutti i riquadri ricavati tra asfalto e cemento, e destinati alle piante, si sono anche formate fosse profonde, pericolose per i pedoni. Possibile che l’amministrazione non affronti un fenomeno ormai esteso a macchia d’olio a Terni, tanto diffuso da sembrare persino normale?».
Il degrado Allo stesso modo, insiste Liberati, «potrebbero apparire come normali altre situazioni. Che dire ad esempio, tra le tante facciate orribili del centro cittadino, di quell’edificio fatiscente di via Mazzini, ad un passo da piazza Tacito e peraltro collocato proprio davanti alla sede del Pd? Da quelle parti, ma non solo, Terni ricorda Grozny, la disgraziata capitale della Cecenia». Possibile, si chiede il presidente di Italia nostra, «che nessuno veda e dica alcunché?».
La richiesta Il sindaco, attacca Liberati, «emetta un’ordinanza per il rifacimento della facciata su via Mazzini, ripristinando un livello minimo di decoro e di senso civico. Terni ha infatti un regolamento edilizio molto preciso al riguardo e che prevede che i proprietari degli edifici che prospettano o sono comunque visibili da vie e spazi pubblici o di uso pubblico, sono tenuti a conservarli in condizioni di integrità, decoro ed efficienza, provvedendo ai necessari interventi di manutenzione e restauro».
I provvedimenti L’amministrazione comunale, conclude il presidente di Italia nostra, «sempre secondo il regolamento, può ingiungere ai proprietari degli edifici e, in caso di inottemperanza, provvedere d’ufficio ponendo le spese a carico degli stessi, l’esecuzione delle opere necessarie ad eliminare soluzioni esteticamente deturpanti e condizioni di degrado tali da recare grave pregiudizio al decoro, alla sicurezza e alla pubblica incolumità».
