di M. To.
Le rivelazioni del geologo Pietro Rinaldi; sull’esistenza di dati, mai resi noti, che dimostrerebbero come, a Terni, il fenomeno dell’inquinamento fosse ampiamente conosciuto da anni; hanno provocato l’immediata reazione delle associazioni ambientaliste.
I test Le parole di Pietro Rinaldi, dice Andrea Liberati, di Italia Nostra, «che è geologo e direttore della Comunità montana ‘Valnerina’ non lasciano spazio alla fantasia sul fatto che: l’inquinamento da cromo esavalente delle falde acquifere sottostanti la discarica Thyssen sia quanto mai diffuso e risalente nel tempo, essendosi registrato già qualche decennio fa nel corso di test riservati eseguiti dalle acciaierie. Tali rapporti, pur così gravi, sarebbero stati secretati o comunque colpevolmente lasciati da parte, dacché ‘a uso interno’ aziendale».
La richiesta Qualche mese fa, ricorda Liberati, «Italia Nostra e Wwf chiesero ufficialmente il coinvolgimento di Fintecna, erede giuridico delle attività Ilva, onde individuare le responsabilità pro quota – dello Stato e della Thyssen – rispetto a questo gigantesco disastro ambientale. Appello caduto nel vuoto».
Le complicità Le parole del direttore della Comunità montana riconfermano tuttavia non solo la bontà di quelle intuizioni, ma anche la malafede di non pochi amministratori locali e regionali, colpevoli, una generazione dopo, di aver propalato ancora una volta la più grossa menzogna del dopoguerra a Terni, sbandierando la presunta eccellenza ambientale di un’attività i cui dirigenti dovrebbero invece rispondere».
Gli amministratori Il sindaco di Terni e la presidente della Regione, secondo Italia Nostra, dovrebbero attivare «le procedure per indire con urgenza una commissione d’inchiesta su questo scandalo senza fine: fuori tutti i report – commissionati allora e in tempi più recenti – dallo Stato e dalla Thyssen».
Lo statuto E per dare ancora più forza alla propria iniziativa, Andrea Liberati – stavolta insieme a Giuseppe Rinaldi del Wwf – hanno deciso di rivolgersi al presidente della commissione ‘controllo e garanzia’ del consiglio comunale, Federico Pasculli (M5S). I rappresentanti delle due associazioni ambientaliste – che hanno inviato il testo anche al prefetto Bellesini – chiedono «di verificare con urgenza l’effettiva applicazione dello statuto comunale, in merito alla ‘corretta e tempestiva informazione ai cittadini da parte dell’ente’ a seguito delle notizie relative alla salute e alla incolumità pubblica riguardanti la contaminazione delle diossine negli alimenti, così come emerse sin dal nel marzo 2014».
Il cromo Ma Liberati e Rinaldi si riferiscono anche «all’inquinamento da cromo esavalente e da altri metalli pesanti delle falde acquifere superficiali e profonde sottostanti la discarica di proprietà ThyssenKrupp, attestato in report idrogeologici ufficiali di cui la collettività locale non è mai stata edotta nonostante la sistematica partecipazione del Comune di Terni a conferenze di servizi che si svolgono da anni presso il ministero dell’ambiente proprio sulle gravissime criticità della discarica – oltretutto autorizzata nel 2005 a ulteriore ampliamento da parte dell’allora presidente della Provincia di Terni, atto successivamente inglobato nell’Aia regionale 2010».
Le rivelazioni Il tutto, precisano, «considerando anche le dichiarazioni pubblicamente rilasciate alla stampa da parte dell’attuale direttore della Comunità montana ‘Valnerina’, geologo Pietro Rinaldi: ‘Lo si sapeva da tempo e i dati erano contenuti in studi che le stesse acciaierie (all’epoca di proprietà dello Stato; ndr) avevano commissionato quando andavano in cerca di pozzi per l’acqua’».
