Giovanni Eroli, presidente uscente Atc3

di F.T.

Il comitato di gestione dell’ambito territoriale di caccia numero 3, ternano-orvietano, replica alle contestazioni mosse dalla guardia di finanza di Terni.

La risposta «Nessuna irregolarità è stata ancora accertata – afferma Giovanni Eroli, presidente uscente dell’Atc3 -. Sulla base delle indagini della guardia di finanza, a cui abbiamo offerto la massima disponibilità, la magistratura contabile ha inviato degli inviti a dedurre, ovvero delle richieste di spiegazioni, ai consiglieri dell’Atc3. Una volta ricevuti i dovuti chiarimenti, la magistratura contabile dovrà decidere se archiviare il tutto o aprire un procedimento di fronte alla corte dei conti. Siamo di fronte a una semplice ipotesi investigativa, attualmente priva di riscontro probatorio».

Contestazioni L’ipotesi delle fiamme gialle è che nel quinquennio 2007-2011, l’attività dell’Atc3 abbia prodotto un danno erariale pari a 1,2 milioni di euro. In base al rapporto stilato dai militari, la procura regionale della corte dei conti ha inviato 49 inviti a dedurre ad altrettanti consiglieri ed ‘ex’ del comitato di gestione dell’associazione, in pratica una larga parte del mondo venatorio locale.

«Gestione oculata» In un comunicato, i consiglieri dell’ambito di caccia ternano si dicono «convinti di aver sempre operato nel rispetto delle norme vigenti e in osservanza dei principi di oculata gestione dell’ente. In questo senso – aggiungono – siamo fiduciosi che i giudici della corte dei conti non potranno che confermare il corretto operato del comitato di gestione». Intanto i rappresentanti dell’organismo hanno dato mandato ad un legale di curare la difesa nel merito. La legge prevede sette mesi di tempo, dall’ultima notificazione, per presentare le memorie difensive.

«Organizzazione necessaria» Concetti ribaditi direttamente dal presidente Giovanni Eroli nel corso della conferenza stampa: «L’ipotesi del danno erariale è a nostro giudizio insussistente. Attraverso la gestione di quello che è un ente privato con finalità pubbliche, riteniamo anzi di aver prodotto un risparmio. I costi ci sono e sono legati al fatto che l’Atc3 gestisce il 90% dell’attività faunistica e venatoria del territorio provinciale: dagli aspetti burocratici che interessano 10 mila cacciatori a quelli legati all’allevamento e all’immissione di selvaggina, fino alla gestione di 24 zone di ripopolamento e cattura, l’accertamento e la liquidazione dei danni prodotti dagli animali selvatici, i piani di prevenzione e molto altro ancora. L’organizzazione è necessaria e ha un costo che peraltro siamo riusciti a contenere».

La politica Fra i consiglieri della Provincia di Terni, c’è chi ha chiesto il commissariamento dell’ente o l’istituzione di una commissione per approfondire la situazione. «Non devo rispondere a ciò che fa la politica – replica Giovanni Eroli -. Il consiglio provinciale di Terni era perfettamente al corrente delle attività condotte dall’Atc3. L’assemblea ha potuto verificare i nostri bilanci consuntivi e preventivi, peraltro sempre in attivo, e nessuno ha mai eccepito qualcosa in merito». Di recente il comitato di gestione dell’ATc3 è stato rinnovato e a breve si dovrebbe giungere all’elezione del nuovo presidente.