L'impianto ex Printer

di Marco Torricelli

L’assessore Luigi Bencivenga lo aveva già detto prima di Pasqua: «Le nostre competenze (sulla possibile riapertura dell’ex inceneritore Printer di Maratta; ndr) e, di conseguenza, le possibilità di intervento, sono praticamente nulle». Lunedì mattina non ha potuto che ribadirlo, nel corso del question time a palazzo Spada.

Le conferme Altra cosa nota è che la Tozzi Renewable Energy ha rilevato quell’impianto  – per tre milioni di euro – con l’intenzione di trasformarlo in una centrale a biomasse. Il problema è che l’ex Printer è in possesso di tutte le autorizzazioni – da quella ministeriale fino a quella provinciale – e potrà ‘tranquillamente’ lavorare almeno fino al 2019. «Quello che potremo fare – ha garantito anche lunedì Bencivenga – sarà di dar vita ad un’attività di controllo serrato, in collaborazione con l’Arpa, del livello di emissioni nell’aria».

Gli ambientalisti La faccenda non va giù al ‘Comitato NO inceneritori’ che, attraverso il proprio portavoce, Fabio Neri, dice che l’atteggiamento dell’assessore «rispecchia l’ignavia politica di questa amministrazione». L’interrogativo che ci si pone, spiega, è relativo alla «reale efficacia dei controlli che verranno effettuati, viste le numerose inchieste che mettono sotto accusa chi dovrebbe controllare le emissioni. Non è pensabile continuare ad avere questo atteggiamento nei confronti dell’inquinamento e delle emissioni di impianti come gli inceneritori, impianti assolutamente inutili che favoriscono grandi affari dettati dagli incentivi pubblici per la produzione di energia elettrica».

Il convegnoSabato scorso, nel corso del convegno ‘Emissioni di diossine dall’incenerimento dei rifiuti: efficaci metodi di misura e possibili effetti sulla salute’, il chimico ambientale Federico Valerio ha spiegato che «diossine e furani si formano in seguito ad ogni combustione in cui siano presenti cloro e composti organici e sono sostanze caratterizzate da persistenza e bioaccumulabilità: ciò significa che si concentrano progressivamente nell’ambiente e lungo la catena alimentare, arrivando a mettere a rischio perfino il latte materno».

Rifondazione Le «scelte sciagurate del passato (giunte Ciaurro-Raffaelli) si intrecciano così con gli interessi di nuovi piccoli e grandi soggetti imprenditoriali  – dice Rifondazione comunista – che investono, oggi come allora, sul settore della produzione di energia da fonti rinnovabili speculando sugli incentivi economici e su leggi che vanno nella direzione opposta alla tutela degli interessi della collettività e dei territori (vedi anche i recenti casi delle centrali a biomasse di Avigliano Umbro e di Arrone)». Rifondazione si dice «in prima linea per contrastare questo frainteso nuovo modello di sviluppo basato su una green economy che di ‘verde’ non ha assolutamente nulla, che privilegia gli interessi privati e che affonda ogni tentativo di seria pianificazione ed ogni sforzo in direzione contraria».

Narni Un altro allarme arriva dal Narnese ed in particolare dal Comitato civico di Guadamello e San Vito – che ha chiesto aiuto al Movimento 5 Stelle – perché «le società Sherai e International Brocher di Civita Castellana costruiranno un biodigestore anaerobico da 600 MegaWatt». Il biodigestore «sorgerebbe a meno di un chilometro dall’acquedotto che serve le frazioni» e in un’area «di alto pregio ambientale, produttivo e turistico. Nel pieno dell’area archeologica della confinante Ocriculum e in un territorio in cui sussistono sette aziende di agricoltura biologica, una delle quali alleva animali protetti e tre aziende di ricezione turistica». Tanto che i ‘grillini’ hanno già annunciato l’intenzione di chiedere al sindaco, Francesco De Rebotti, «di indire una consultazione popolare» sulla questione.

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