Vincenzo Marini Marini e Mario Fornaci

di M. To.

Il tema è già stato oggetto di prese di posizione e, anche, di polemiche. E la fondazione Carit ha deciso di affrontarlo in prima persona. Con un incontro dal titolo emblematico:  ‘Le fondazioni bancarie e il welfare’ ed al quale ha preso parte Vincenzo Marini Marini, vice presidente dell’Associazione di fondazioni e di Casse di risparmio (Acri).

I temi L’Acri, che rappresenta tutte le 88 fondazioni bancarie presenti in Italia, «ha deliberato di recente un documento che contiene le linee guida alle fondazioni per intervenire in modo più efficiente nel settore del welfare. Si tratta – ricorda il presidente della fondazione Carit, Mario Fornaci, di un settore cui le fondazioni destinano ogni anno circa il 30% delle loro erogazioni filantropiche: 296 milioni di euro erogati nel 2012 per l’assistenza sociale, la salute pubblica e il volontariato e altri 293 milioni di euro nel 2013».

Marini Marini In un periodo di grande crisi economica per il nostro Paese, ribadisce Vicenzo Marini Marini, «il sistema di welfare è risultato fortemente sbilanciato a favore di interventi di protezione sociale a tutela dei lavoratori con forme occupazionali più stabili, trascurando quelli con impiego precario e coloro che non riescono ad accedere al mercato del lavoro e sottodimensionando le risorse rivolte più propriamente e direttamente ai servizi di tutela e assistenza delle persone. A lato, si è collocato un sistema sanitario universalistico e costoso, non privo di qualità sostanziale e di buona accessibilità, ma anche probabilmente iniquo, sbilanciato e territorialmente dualistico».

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Cosa fare Gli interventi da attuare, secondo il vice presidente di Acri, «dovranno mirare soprattutto a indirizzare le risorse verso lo sviluppo delle capacità e dell’autonomia delle persone, delle comunità e della società nel suo insieme, basandosi su misure di universalismo selettivo, rimodulate opportunamente nell’ambito di un più ricco e articolato modello partecipativo. Inoltre, bisogna guardare al sistema del welfare anche come a un settore produttivo capace di generare opportunità di lavoro generando valore aggiunto economico».

Il modello Ma, secondo Marini Marini, «occorre anche riflettere su chi siano i soggetti operativi che effettivamente sono in grado di erogare i servizi. L’Italia, anche se in modo eterogeneo sul suo territorio, vede una ricca presenza di organizzazioni operanti nel campo sociale che hanno competenze e risorse adeguate. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, questi soggetti hanno tradizionalmente operato come fornitori della pubblica amministrazione, mentre serve un cambiamento organizzativo, di competenze, cultura gestionale e anche di immagine, affinché questi operatori acquisiscano la capacità di proporsi direttamente agli utenti e alle famiglie. Accompagnare questa trasformazione è un altro importante compito nel quale possono cimentarsi le fondazioni».

L’organizzazione E per fare questo è necessario che il rapporto con il territorio sia costante e, soprattutto, gestito con competenza. Proprio mercoledì il Cda della fondazione Carit ha preso decisioni che, presto, mostreranno se il suo rapporto con il territorio potrà essere caratterizzato da queste peculiarità. Sono infatti state decise le rappresentanze della fondazione in tre importanti organismi.

Le nomine A rappresentare la fondazione Carit in quella per le cellule staminali, dopo le dimissioni di Francesco Quadraccia, è stato nominato Alessandro Sanguinetti; a far parte del consorzio universtario, a farsi da parte in questo caso è stato il presidente Fornaci, è stato designato Pino Donzelli, mentre per il posto nel comitato di gestione del fondo speciale per il volontariato è stato scelto Luigi Filippetti, che magari lo scopre leggendo – se lo legge – questo articolo.

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