di M.T.
Nessuna ‘rivendicazione’. Ma il gesto, clamoroso, è destinato a far discutere. Per il luogo scelto e per il significato che sembra assumere.
I fantocci Sulla scalinata del teatro Verdi, chiuso ormai da oltre due anni e sul cui progetto di restauro – è stata rifatta solo la facciata esterna – è in corso un dibattito molto acceso, nella mattinata di lunedì sono apparsi tre fantocci: un Arlecchino è appoggiato ad una delle colonne, mentre gli altri due, in abiti di scena, sono stesi lungo le scale.
La lettura Intorno e sopra ai due pupazzi a terra, dei rotoli di carta, sui quali sono riportati alcuni brani di opere di William Shakespeare. L’interpretazione; l’artista-provocatore, come detto, non ha (ancora?) permesso di capire meglio: sembra essere chiara: l’arte, quella ‘alta’ a Terni è morta, mentre sopravvive lo spirito di Arlecchino – forse ‘servitore di due padroni’? – che evoca lo sberleffo che, forse, a giudizio di chi ha ideato le masse in scena, viene fatto alla cultura.
I dubbi Un rapido giro di verifiche, tra i possibili ‘sospetti’, non ha portato a saperne di più: «In effetti ci dispiace di non poter dire che siamo stati noi – spiega uno di loro – perché l’idea è forte e la scena costruita bene». L’impatto visivo, in effetti, è davvero notevole e, adesso, non resta che attendere la rivendicazione.
