di M. To.
Sei. Manco una, ma sei. Tante sarebbero le «violazioni di leggi nazionali, regionali e regolamenti in materia urbanistico-edilizia, con la necessità immediata, se i dubbi dovessero essere confermati, di annullamento della delibera di consiglio comunale in autotutela» che l’Udc ternana denuncia in relazione a quella che viene definita «la famigerata delibera» relativa al teatro Verdi, contro la quale si battono, da tempo, anche l’associazione TernIdeale e Italia Nostra.
Le contestazioni Secondo il capogruppo dell’Udc in consiglio comunale, Enrico Melasecche, «dai tre verbali della conferenza di servizi, cui dovevano partecipare tutti gli enti ed uffici interessati, emerge che alla prima riunione era presente il dirigente all’urbanistica che ha precisato che ‘il progetto comporta la necessità di una variante urbanistica al Piano regolatore generale, per la quale va scontato l’intero iter’, mentre il consiglio comunale ha approvato la variante con una procedura semplificata in violazione delle disposizioni della legge regionale».
Altro problema Alla seconda riunione, rincara Melasecche «l’ingegner Salvatoni (Gabriele Salvatoni, titolare dello studio milanese che cura il progetto di restauro del teatro; ndr) constata che ‘il teatro non sarà un teatro di produzione e lirico’ e la rappresentante della direzione edilizia dichiara la necessità del ‘piano attuativo con planovolumetrico per ampliamento, con particolare agli affacci ed ai passaggi, da inviare in pubblicazione per le eventuali osservazioni’ e che ‘si riserva di verificare in seguito il progetto sotto l’aspetto del rispetto delle norme edilizie’».
Il Prg La terza, conclusiva, riunione, «alla quale non partecipano la direzione urbanistica che quella dell’edilizia – accusa Melasecche – il verbale ignora completamente le prescrizioni precedenti, cosicché la determina dirigenziale conclusiva dà atto che l’approvazione della conferenza dei servizi ha comportato l’acquisizione, tra l’altro, anche del titolo abilitativo edilizio, che, quindi, risulta in palese contrasto con le previsioni del Piano regolatore generale e della normativa regionale e statale».
Le accuse Secondo l’Udc, insomma «la famigerata delibera è stata presa senza uno straccio di piano attuativo obbligatorio con il relativo planovolumetrico; senza aver fatto le pubblicazioni e senza aver consentito le osservazioni di confinanti, associazioni e cittadini e di chiunque abbia interesse come dispone la legge; ignorando completamente le prescrizioni che l’urbanistica aveva fatto approvare dal consiglio comunale con il Piano regolatore generale per quanto riguarda l’obbligo del preventivo ‘progetto unitario di ridefinizione urbana’».
