La giunta dopo i tagli (foto U24)

di Massimo Colonna

Seduta del consiglio calda quella di lunedì pomeriggio a Palazzo Spada. Oltre alle attese comunicazioni del sindaco Leopoldo Di Girolamo in aula sono presenti due delegazioni di sindacati e lavoratori in protesta per la questione dei servizi educativi comunali e per l’ipotesi di privatizzazione di Asm. Ad inizio seduta Di Girolamo ha annunciato dunque la volontà di aderire al piano pluriennale di rientro, anche se ancora non ci sono numeri ufficiali sulla cifra su cui il Comune dovrà lavorare. E intanto le opposizioni si scaldano e hanno convocato una conferenza martedì mattina proprio per fare il punto sulla situazione economica di Palazzo Spada.

Parola al sindaco Al primo punto dell’ordine del giorno dunque gli annunci del primo cittadino. Il sindaco infatti, come annunciato in conferenza stampa domenica pomeriggio, ha presentato al consiglio comunale la volontà di aderire al piano pluriennale di rientro economico, ossia lo strumento individuato dalla giunta per far fronte ai debiti accumulati finora. Ancora non è previsto il voto del consiglio, ma soltanto una presa d’atto dei vari esponenti politici. Inoltre il primo cittadino ha ufficializzato le nuove deleghe, anche queste annunciate, dopo il taglio degli assessori tecnici Armillei, Tedeschi, Riccardi e Andreani.

Un’ora di discorso Il primo cittadino ha parlato per quasi un’ora: Di Girolamo ha iniziato con un discorso ampio sugli ultimi anni di amministrazione. Il sindaco poi ha annunciato l’attuazione del piano di riequilibrio pluriennale. «Ancora non abbiamo fatto il punto sulle cifre esatte – ha spiegato il primo cittadino – ma stiamo chiedendo le cifre ufficiali ai nostri tecnici. Di sicuro il piano non avrà una lunga durata e arriva anche a seguito di un lungo confronto con la giunta: per governare al meglio questa situazione straordinaria è necessario accedere a questa procedura, per mettere in sicurezza i conti dell’ente, per garantire un futuro alla città. Ritengo si tratti di un atto di trasparenza nei confronti dei cittadini, per continuare quel lavoro che portiamo avanti da sette anni e che mette insieme sviluppo e contenimento della spesa. La procedura sarà adottata per il minor tempo possibile, ma garantirà trasparenza anche grazie ai controlli periodici previsti dalla normativa da parte di soggetti terzi».

Le priorità Poi di Girolamo ha annunciato le priorità per la seconda parte del mandato: efficientamento della macchina comunale, revisione del modello delle partecipate, nuovo welfare, decoro urbano e una fase di partecipazione sociale più efficace. Questi dunque i temi che l’esecutivo punta per rilanciare l’azione a metà del secondo mandato Di Girolamo. Tutte sfide che dunque verranno portate avanti con la giunta composta da sei assessori.

Opposizioni: le liste civiche  Il piano del sindaco è stato fortemente contestato dalle opposizioni. Enrico Melasecche della lista civica I Love Terni ha accusato il primo cittadino «di aver raccontato la trama di un film e non la realtà. C’è un problema di fondo dove va questa città dopo 17 anni di governo del centrosinistra? Terni non ha più identità e prospettive e i fallimenti sono sotto gli occhi di tutti e non ci si può sottrarre alle proprie responsabilità, scaricando tutto sulla situazione nazionale». Franco Todini (Il Cammello) ha spiegato che la scelta della riduzione del numero degli assessori «arriva in ritardo ma non è più strategica, quanto piuttosto necessitata. Con poche risorse occorre ora dimostrare la capacità di gestire un’amministrazione e una città ma manca una visione complessiva sia tecnica che politica».

I gruppi Anche per Thomas De Luca del M5S il sindaco «ha fornito una rappresentazione della situazione totalmente estranea alla realtà. C’è una distanza enorme tra la situazione reale della città, la sua sofferenza, e la narrazione del sindaco. Oggi avremmo dovuto prendere atto non di un predissesto, ma del dissesto di una consiliatura e di una classe dirigente a cominciare dal sindaco». «Il predissesto – ha precisato Marco Cecconi (FdI) nel suo intervento – è l’attività che svolge un Comune che si è indebitato e non ha più la possibilità di chiudere un bilancio in pareggio. Eppure nei consuntivi precedenti questo non emergeva. In diciassette pagine d’intervento il sindaco oggi non ha affatto chiarito i conti del Comune. I risparmi sugli assessori tagliati valgono davvero poco rispetto alla voragine dei debiti del Comune». Per Francesco Ferranti (FI) «siamo già all’interno di un vero e proprio fallimento non solo economico, ma anche politico e amministrativo attribuibile sempre allo stesso gruppo politico e alla stessa classe dirigente, quella del Pd. Paolo Crescimbeni ha elencato una serie di temi che a suo dire testimonierebbero il fallimento della giunta Di Girolamo: «Da Papigno al polo universitario, dalla metropolitana Terni-Cesi alle altre opere incompiute. Si parla di vendere il patrimonio del Comune, che è di tutti e non degli amministratori che hanno male amministrato e che adesso vogliono ricorrere a questi espedienti. Occorre prendersi la responsabilità della mala gestio».

La maggioranza A seguire poi la presa di posizione della maggioranza con l’intervento di Andrea Cavicchioli, capogruppo del Pd, a nome anche degli altri gruppi. «Non è vero che va tutto bene, la crisi morde: da qui la necessità di costruire basi per dare risposte per la città. Occorre innanzitutto valutare i numeri ed è innegabile che ci sono 20 milioni di trasferimenti in meno, che ci sono 13 milioni di fondi bloccati per un nuovo e giusto sistema di contabilità degli enti locali. Il quadro di riferimento è dunque profondamente mutato. Tutto questo ci spinge a fare un ragionamento politico e amministrativo più alto, a valutare delle scelte e delle azioni come hanno fatto oggi il sindaco e la giunta con la regione, dove non dobbiamo andare con il cappello in mano, ma piuttosto a rivendicare quello che ci spetta. Per questo le prospettive che abbiamo davanti non sono un libro dei sogni, ma qualcosa di più concreto. Se come auspico verrà il provvedimento formale di ammissione all’area di crisi complessa, un ruolo ce l’avrà la regione, ma il ruolo preminente ce lo dovrà avere il Comune. Quello che il sindaco nella sua autonomia ha deciso sulla giunta non è cosa di poco conto, anche a livello umano e personale. E’ un segnale coerente, perché a questo punto il sindaco dice alla città: io mi assumo una responsabilità complessa in un momento difficile, insieme agli assessori rimasti. La situazione finanziaria dell’ente è difficile ma ci sono i presupposti per uscirne fuori: il primo è il piano di riequilibrio pluriennale che rappresenta una maggiore garanzia di trasparenza, anche rispetto ai tempi».

@tulhaidetto

 

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