di Massimo Colonna

«Il progetto per l’acquedotto Scheggino-Pentima è nato già intorno al 1990. Nasce da uno studio portato avanti dalle università di Perugia e Roma (La Sapienza, ndr) per venire incontro ad un panorama acquifero ritenuto a rischio». E’ Graziano Bernardi, amministratore delegato del Servizio idrico integrato, l’azienda consortile che gestisce il mondo dell’acqua per conto di enti pubblici e privati, a svelare alcuni passaggi tecnici sul progetto che ha preso il via nei giorni scorsi in Valnerina e che fa discutere politica e popolazione. Lo ha fatto nella riunione della terza commissione consigliare, a cui hanno preso parte anche una quindicina di cittadini. Assente invece il presidente del Sii Stefano Puliti, chiamato in causa più volte per capirne di più sui lati ‘politici’ della vicenda. La sua assenza di fatto ha costretto i consiglieri ad aggiornare la seduta ad un prossimo appuntamento.

I venti punti da chiarire Dunque molti passaggi tecnici sui banchi di palazzo Spada. Di concreto il fatto che il vicepresidente della commissione, il consigliere della lista civica ‘I Love Terni’ Enrico Melasecche, ha buttato giù una ventina di punti da chiarire e che verranno inviati direttamente al Sii. Aspetti più che altro politici che, vista l’assenza del numero uno Puliti, non sono stati discussi.

I dettagli del progetto «Il progetto inizia intorno al 1990 quando uno studio dell’università di Perugia e di una università di Roma ha messo in evidenza la necessità di un intervento per via del panorama acquifero definito ad alto rischio. Il progetto poi si è concretizzato e c’è stato un accordo con il governo tramite il Cipe, ma poi nel 2005 i fondi non sono stati confermati e tutto si è fermato. Un anno fa poi la Regione ci ha chiamati per chiederci se eravamo interessati a partecipare ad un progetto analogo con fondi europei. Da lì è partito tutto l’iter, con tanto di Via (Valutazione di impatto ambientale, ndr) a data 12 dicembre 2012. Nel progetto europeo c’è una scadenza precisa: i lavori sono da terminare improrogabilmente entro il 31 dicembre 2018».

Le linee guida Queste dunque le principali caratteristiche del progetto esposte da Bernardi, anche in risposta ad una domanda formulata dal consigliere di Sinistra per Terni Silvano Ricci che ha chiesto se fosse stato realizzato «un monitoraggio per capire l’effettiva necessità di questa struttura». Sul tema sono intervenuti poi anche i consiglieri del Movimento Cinque Stelle, Valentina Pococacio e Thomas De Luca.

Questione espropri «A che punto è la situazione degli espropri?», ha chiesto la Pococacio. «L’iter per gli espropri – ha spiegato Bernardi – è iniziato nel 2005. Si tratta di espropri di servitù (ossia quelli utilizzati per le fognature, cioè che non interessano la parte superficiale del terreno, ndr) e interessa un centinaio di particelle. All’inizio si è proposto un accordo con l’80 per cento pagato subito e un 20 per cento a conclusione dell’opera. La maggior parte del progetto passa su strada vicinale, al momento sarebbero una sessantina le posizioni ancora in ballo».

Il piano Lorenzetti La genesi dell’acquedotto è diversa però secondo la versione proposta da De Luca. «Nel 2004 la governatrice Lorenzetti ha presentato l’opera come necessaria per ovviare a uno stato di siccità e non dunque per il rischio del quadro acquifero. Inoltre al momento mi risulta che i numeri sulla necessità di acqua parlino di 198 litri per abitante al giorno, quando quelli immessi oggi sono 300. Se sono già molti di più a cosa serve un altro acquedotto. Forse questa struttura servirà alla vendita di acqua? Inoltre vorrei sapere qual è la norma per cui è stato fatto l’affidamento diretto».

La replica di Bernardi «Il procedimento della Lorenzetti – ha replicato l’ad del Sii – parlava di siccità perché in quel settore si era deciso di procedere per intercettare i fondi. Era solo una questione di opportunità, non di merito. Poi nel 2005 non lo abbiamo più realizzato perché il governo non ha garantito i soldi. Per quanto riguarda i numeri sui litri, sono molto difficili da calcolare e variano da città a città». La discussione poi è proseguita su dati e cifre su cui ci si è ripromessi di aggiornarsi alla prossima seduta della commissione.

Prossimo incontro Alla prossima audizione ci sarà dunque anche il presidente Puliti. Ancora però non c’è la data precisa anche perché entro la fine di aprile la commissione e il consiglio saranno impegnati nel bilancio consuntivo e in quello di previsione 2016.

Twitter @tulhaidetto