L’adesione di Claudio Ricci, candidato per il centrodestra alla presidenza della Regione alle elezioni del 31 maggio, alla trasformazione di Ast in Public company, alza un polverone politico. Da una parte Valeria Masiello, la responsabile del Lavoro del Partito democratico, parla di «scelta sconcertante», mentre Marco Cecconi, capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale, replica: «Il Pd in fabbrica ha sempre fatto solo i suoi interessi, ora non può dare lezioni a Ricci».
La firma contestata «Apprendiamo con sconcerto e preoccupazione – si legge nella nota Pd – l’adesione del candidato del centrodestra alle prossime elezioni regionali, Claudio Ricci, al progetto di trasformazione di Ast in Public company. Il 3 dicembre governo, Regione e istituzioni locali, sindacati e azienda hanno siglato un accordo che prevede investimenti, produzione e impegno per i prossimi anni e che è stato votato favorevolmente a larga maggioranza dagli stessi lavoratori di Tk-AST. Ad oggi non risultano prese di posizioni o ipotesi alternative. Riteniamo incomprensibile e immotivato l’atto del sindaco di Assisi che, in ogni caso, dimostra scarsa conoscenza e rispetto della comunità ternana. Ogni tentativo di indebolire o strumentalizzare la vicenda Ast per tornaconti propagandistici va rispedito al mittente con la piena certezza che i piani industriali per un’azienda come Ast debbano tener conto di logiche internazionali di mercato globale e non gli interessi di pochi soggetti».
Fratelli d’Italia non ci sta A stretto giro di posta ecco la replica di Cecconi: «Accusare Ricci di strumentalizzare la vicenda significa provare a farci dimenticare l’abuso che la politica ha fatto delle sorti della fabbrica: proprio quella politica del Pd che, dentro la fabbrica, ha sempre fatto solo gli affari propri. E della fabbrica, invece, ha svenduto le sorti su tutti i tavoli, dall’Europa in giù. Tacciare l’adesione di Ricci al progetto dell’azionariato diffuso di essere un’operazione che risponde agli ‘interessi di pochi’, laddove l’unico orizzonte possibile delle acciaierie sarebbe solo quello delle logiche internazionali, come sostiene il Pd nella sua nota delirante, significa tentare di farci dimenticare che proprio queste logiche internazionali sono all’origine dell’assurdo declino in cui si sta lasciando scivolare l’azienda ternana. Qual è la ‘buona politica’ che i Democratici rivendicano? Quella di chi, come loro, si è letteralmente calato le mutande in tutte le sedi? Dove stava, la buona politica del Pd ternano e umbro, il giorno dello sciopero generale quando, dei papaveri e papere che governano Terni e l’Umbria, sul palco di piazza della Repubblica non se n’è vista neanche l’ombra?».
