La discarica

di Marco Torricelli e Francesca Marruco

La cosa l’avevano detta tante volte, al ministero dell’ambiente. Ma adesso arriva una frase, secca e lapidaria, che farà suonare più di un campanello di allarme. Nella questione-discariche a Terni il ministero si considera «parte offesa».

Le autorizzazioni La questione, ovviamente, è delicata, ma il ministero, in una nota ufficiale, non sembra voler fare sconti: «È necessario ricordare che l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) è stata rilasciata dalla Regione Umbria. Siamo parte offesa nel procedimento per illecito smaltimento di rifiuti e nelle indagini preliminari in corso presenziamo alle operazioni peritali. Il ministero sta seguendo con la massima attenzione questo tema: il 7 ottobre si terrà una riunione tecnica per esaminare i dati di una relazione che ci ha trasmesso l’Arpa sullo stato di contaminazione dell’area».

I precedenti Già altre volte il ministero aveva messo in chiaro aspetti importanti, come quando spiegò, in riferimento alla ‘galleria dei veleni’, che «la documentazione richiesta non risulta agli atti di questo ufficio e a tal proposito si chiarisce che, la ex direzione qualità della vita è venuta a conoscenza dei lavori di realizzazione del nuovo tracciato stradale Terni-Rieti, solo in seguito ad un’attività di sopralluogo sull’area in questione e che la Regione Umbria si e occupata dell’iter autorizzativo». E solo pochi giorni fa Umbria24 aveva raccontato della grande condotta sfondata proprio sopra quel tunnel.

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La citazione O come quando Comune e Provincia di Terni, Arpa, ThyssenKrupp e Ilserv entrarono a far parte del processo legato alla gestione delle discariche di vocabolo Valle come responsabili civili. Proprio in seguito ad una citazione arrivata direttamente dal ministero dell’ambiente, parte civile nel procedimento, in relazione ai presunti comportamenti illeciti tenuti da alcuni imputati, dipendenti delle cinque strutture.

Le ‘uova al veleno’ Senza dimenticare gli inquietanti retroscena emersi nella vicenda relativa alle ‘uova al veleno’, alle coltivazioni sospette e alle uccisioni di animali nelle aree limitrofe alla discarica di Valle: un altro capitolo di una saga che, proprio in relazione all’affermazione del ministero, potrebbe portare ad esiti imprevedibili.

Le scorie Il blocco del lavori alla rotonda di via Urbinati, raccontato da Umbria24, ha intanto già provocato delle prese di posizione: «Nelle prossime ore, in via ufficiale, Italia Nostra – dice il presidente ternano, Andrea Liberati – dopo aver informato il Noe dei carabinieri, chiederà al ministero dell’ambiente l’avvio di una ricognizione generale dei depositi incontrollati di scoria nella Conca e la possibile estensione del Sin ‘Terni-Papigno’, visto che la Regione Umbria, colpita da severissima miopia, nel proprio piano di bonifica per le aree inquinate è riuscita a trovare due sole altre aree contaminate da scorie, confinandole a Vocabolo Fiori».

Il «negazionismo» Secondo Italia Nostra, invece, «come mostra la storia di Via Urbinati, i depositi incontrollati di questo materiale, utilizzato impropriamente anche a fini edilizi, sono invece numerosi e pertanto occorre un monitoraggio sistematico sull’intero territorio comunale, con un’analisi auspicabilmente condotta da personale non solo competente, ma soprattutto totalmente estraneo a certe mefitiche dinamiche locali, perché ignoranza e negazionismo ambientale hanno connotato per decenni l’agire di parte non marginale della nomenclatura locale e della dirigenza industriale delle acciaierie. Negazionismo che, specie da parte della Thyssen, vero sindaco di Terni, prosegue tuttora, imponendo a noi, presunti sudditi di Terni e della Valnerina, una terza pericolosissima mega-discarica di scorie a un passo dalla Cascata delle Marmore».

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