di Massimo Colonna

«il consiglio comunale ha approvato un atto di indirizzo in cui, in una riga che sembra non voler dire niente, in realtà già si dà il via libera alla vendita di quote di Asm. E già ci arrivano voci su chi può essere il compratore». I consiglieri del Movimento Cinque Stelle tornano sulla questione Asm, dopo che nei giorni scorsi avevano proposto un piano che prevedeva la società in house invece dell’ingresso di privati. Il tutto dopo che il consiglio comunale ha approvato il piano industriale della società partecipata interamente dall’amministrazione comunale insieme a delle proposte di sviluppo aziendale.

La frase incriminata A spiegare la posizione del M5S i consiglieri Thomas De Luca, Valentina Pococacio e Angelica Trenta. «Nell’ultimo consiglio comunale – ha spiegato De Luca – la maggioranza, ma non noi, ha votato un atto di indirizzo in cui vengono spiegate anche le proposte per lo sviluppo dell’azienda. Tra gli impegni presi dal sindaco e dalla giunta c’è anche un passaggio in cui si spiega che si dovrà verificare ‘anche la possibilità di alienazioni nelle forme più idonee al rafforzamento nell’azienda delle business unit’. Una semplice frase in cui sostanzialmente si dà il via libera alla privatizzazione».

Passaggio in consiglio A spiegare il passaggio è il consigliere Pococacio. «Già in passato per la questione della gestione dei parcheggi di superficie era stato adottato questo metodo. Nell’atto del consiglio si mette questa specie di clausola che lì per lì non significa niente ma che di fatto poi giustifica le azioni che verranno portate avanti dopo e che ovviamente sono già nei piani degli amministratori».

Hera Sullo sfondo arrivano anche delle voci che indicano anche un potenziale nuovo acquirente delle quote. «Dalla maggioranza – spiega De Luca – ci arrivano rumors su Marche Multiservizi, azienda marchigiana totalmente pubblica e non quotata in borsa, il cui 49 per cento appartiene ad Hera, uno dei big a livello nazionale per le aziende multi servizi. Vedremo, ma questo disegno andrebbe di pari passo con il progetto della macroregione Umbria-Toscana-Marche. Di sicuro l’ingresso di privati toglierebbe il potere di controllo dell’azienda che al momento hanno i cittadini ternani. Inoltre l’amministratore delegato della nuova configurazione societaria sarà di sicuro della parte privata. Perché se un privato entra in un affare è perché vuole guadagnarci, legittimamente. Ma non si può permettere ad un privato di andare a guadagnare su servizi pubblici importanti come la gestione dei rifiuti o l’acqua, per esempio».

La tesi di Fratelli d’Italia Sulla vicenda interviene anche Marco Cecconi, capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale. «Le contraddittorie risposte dell’assessore Bucari all’atto di indirizzo con cui ho chiesto che la pubblica illuminazione non venga sottratta all’Asm confermano il pressapochismo di una gestione che rischia di abbandonare l’azienda al depauperamento e alla svendita. Da un lato la giunta insiste con l’esternalizzazione. Dall’altro, nel piano aziendale appena approvato, la pubblica illuminazione continua ad essere ricompresa nel core business di Asm. Nel mezzo, un pasticciaccio di nuove imprese create ad hoc da ex notabili del Pd, proprio per aggiudicarsi questa fetta della torta. È questo il percorso che dovrebbe portare all’ingresso dei privati? Non si vende quando lo stato di predissesto di Palazzo Spada comporta un urgente bisogno di liquidità. E non si può ricavare dalla vendita il giusto prezzo se prima si è fatto di tutto – come per la pubblica illuminazione ma non solo – per svalutare il bene sottraendogli pezzi su pezzi. Palazzo Spada saldi i debiti di milioni di euro accumulati proprio nei confronti di Asm. E provveda a rafforzare l’azienda al massimo, concentrando nelle sue mani quanti più servizi possibile. Delle future strategie si potrà parlare solo dopo che saranno state assicurate queste condizioni».

@tulhaidetto