di Massimo Colonna
«Sulla riorganizzazione dei servizi non può decidere la giunta, ma deve farlo il consiglio comunale». Così il Cosec, il comitato servizi educativi comunali, rilancia la sfida all’amministrazione comunale sulla partita delle mense scolastiche e più in generale sui servizi educatici che il Comune sta rivedendo in questi giorni. Il Cosec ha organizzato una conferenza stampa alla Siviera proprio per annunciare un ricorso al Tar per annullare di fatto la delibera della giunta.
I motivi del Tar «L’articolo 42, comma 2, del Tuel – ha spiegato Chiara Dottori, portavoce del Cosec – prescrive che è competenza del consiglio la ‘organizzazione dei pubblici servizi, la costituzione di istituzioni e aziende speciali concessione di pubblici servizi, la partecipazione dell’ente locale a società di capitali, l’affidamento di attività o servizi’. Il successivo comma 4 aggiunge ‘le deliberazioni in ordine agli argomenti di cui al presente articolo non possono essere adottate in via d’urgenza da altri organi del comune o della provincia, salvo quelle attinenti alle variazioni di bilancio adottate dalla giunta da sottoporre a ratifica del consiglio nei sessanta giorni successivi, a pena di decadenza’. Per questo, anche grazie al lavoro dei nostri legali, stiamo pensando che ci siano tutti i presupposti per un ricorso al Tar».
L’assemblea L’incontro con la stampa è servito anche a fare il punto sull’assemblea allargata dei genitori, andata in scena mercoledì sera ancora nelle sale della Siviera. All’incontro hanno preso parte anche l’assessore comunale ai Bilancio Vittorio Piacenti D’Ubaldi, uno dei più tirati in causa in questa partita insieme alla collega alla Scuola Carla Riccardi, e anche diversi consiglieri comunale di maggioranza e opposizione, tra cui Francesco Filipponi, Angelica Trenta e Marco Cecconi.
I genitori della Mazzini Presenti anche i genitori della scuola Mazzini, i fautori della raccolta di firme lanciata nei giorni scorsi ancora per chiedere il mantenimento delle cucine in loco. «Con la nostra petizione – hanno spiegato – vogliamo innanzi tutto sensibilizzare non tanto i cittadini quanto l’amministrazione comunale. Siamo consapevoli del fatto che mantenere le cucine senza escludere la concessione totale del servizio ad una ditta esterna, non garantisce né la qualità del cibo né la presenza di personale adeguatamente retribuito e non sfruttato. Quest’ultima cosa coinciderebbe inevitabilmente non solo con la mancanza di rispetto dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori ma anche porterebbe ad un servizio di refezione scadente. Siamo convinti dell’aspetto socio-educativo del momento del pasto e del fatto che la qualità del cibo sia indispensabile per il benessere psico-fisico della persona, soprattutto nella fascia 0-6». Nei prossimi giorni saranno anche allestiti dei banchi per la raccolta di firme sia nella zona di Campitello che in centro.
La replica dell’assessore Tramite una nota sul sito del Comune la replica arriva dall’assessore D’Ubaldi. «Massimo rispetto per le decisioni dei comitati, ma sono fermamente convinto che la strada del confronto sia di gran lunga la migliore. La riorganizzazione di una rete scolastica che risale ad almeno 40 anni fa è un atto politico, un atto necessario di governo della città che va partecipato, discusso, e alla fine assunto. Non è un provvedimento da aule giudiziarie. Così dovrebbe essere se vogliamo che i cittadini, la politica intesa come amministrazione della città, siano protagonisti. Oltretutto ci sono, almeno finora, tutte le condizioni perché questo avvenga. Il confronto non manca, a tratti aspro, ma sempre costruttivo, nell’ottica di arrivare ad una decisione che si sia comunque confrontata con tutti. L’amministrazione non si è presentata al confronto con una decisione già assunta, ha portato una serie di proposte. Questa è la sfida riformista. Continuo ad essere fiducioso sul fatto che alla fine del percorso l’amministrazione possa presentare una riorganizzazione che tenga insieme le richieste pervenute e le esigenze di riorganizzazione. E’ una sfida faticosa, difficile, possibile, sempre che tutti i protagonisti continuino a investire sul terreno del confronto e non cerchino soluzioni perentorie e di mera contrapposizione».
I sindacati Sulla riorganizzazione delle scuole intervengono anche i sindacati, con una nota della Funzione pubblica della Cgil e della Cisl. «Il Comune apra immediatamente un tavolo di ascolto. Abbiamo appreso della volontà di chiudere alcune scuole dell’infanzia rivolte ai bambini dai 3 ai 6 anni nel comune di Terni. Non conosciamo l’obiettivo complessivo né le ricadute sui servizi ai cittadini, non essendo stati mai coinvolti. Una decisione questa che stigmatizziamo. Chiediamo pertanto un incontro urgente per conoscere le ricadute occupazionali, quelle sull’organizzazione del lavoro e sui servizi offerti ai cittadini, ritenendo utile che gli annunci di coinvolgimento e partecipazione diventino realtà con l’apertura di un tavolo serio di ascolto e confronto anche con i sindacati».
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